Italia

Se il rap italiano è quello di oggi dobbiamo ringraziare “Crack Musica”

Il 2020 sembra voler essere la proiezione – alla sua ennesima potenza – di qualcosa iniziato nel 2016. Qualcosa che non sarebbe la stessa senza la Dark Polo Gang.

Articolo di
Camilla Castellan
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2020

Qualcuno pensa che il 2020 sia il nuovo 2016; è ancora presto per dirlo, quello che è certo però è che la trap di oggi non esisterebbe – così come l’ascoltiamo – senza l’antecedente Dark.

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A Roma, così come in Italia in generale, il rap è arrivato tardi. Eppure, non ci ha messo troppo a stabilire quelli che sarebbero rimasti i mostri sacri di una disciplina ferrea. Impossibile abbracciare i nuovi nomi senza sottoporli al paragone che spazia sull’asse Colle– Noyz – Cor. Un assioma capitolino come pochi.

Combattere con un background dall’eco inesauribile sembra segnare già in partenza una condanna. Ma, c’è un ma.

Non se ne esce vincenti da un confronto simile se lo si affronta di petto, in una competizione 1:1; ma se gareggiare non rientra minimamente nelle priorità di quell’uno, allora si è già padroni del gioco.

Il mancala della DPG

 

Nella teoria dei giochi combinatoria esistono i cosiddetti imparziali. Sono giochi dove la gamma di mosse permesse dipende – quasi in maniera esclusiva – dalla configurazione attuale del terreno sul quale ci si muove e non dalla strategia dei giocatori.In altri termini vince il tempismo che è l’unica differenza reale tra i partecipanti; qualcuno farà la prima mossa.

Non è difficile vestire in questo senso quello che all’epoca era il collettivo DPG: Dark, Pyrex, Tony e Wayne sconvolsero i canoni dell’hip hop italiano in un momento in cui nessuno se lo sarebbe aspettato. E – nonostante l’apparente incomprensione di metodo – lo fecero ad informazione completa ovvero rendendo chiaro il loro intento, esserci a tutti i costi. La grande rivoluzione fu stravolgere il modus operandi canonico, quello di giocare una partita fatta di turni: fecero dimenticare al grande pubblico la sequenzialità del rap game e, per quasi tutto l’anno successivo al 2015, si parlò solo di loro.

 

Lontani dall’ordinario, noncuranti della narrazione, ma con un’estetica fortissima, codificarono un linguaggio nuovo e un sound – grazie a Sick Luke – che si fecero strada prima che nella capitale proprio da noi, a Milano. “Cavallini”, prodotta però da Charlie Charles, fu in questo senso una parte imprescindibile del percorso di riuscita Dark, nonostante il progetto “Full Metal Dark”era già stato pubblicato in free download qualche tempo prima.

Non c’erano vezzi pedagogici nella loro musica, non c’era la pretesa di ergersi ad esempio di nessuno, la loro realness consisteva proprio nel coinvolgimento dell’ascoltatore, qualsiasi esso fosse.

Ecco, forse questa concezione gender fluid non fu proprio innovativa: in America artisti come $uicideboy$ o Young Thug già si proponevano in maniera molto inclusiva, sia a livello estetico che come attitude generale. Achille Lauro e lo stesso Gué avevano sdoganato, indossandoli in video e live, accessori femminili, ma la Dark portò tutto questo ad un livello successivo: la sfacciataggine non doveva più necessariamente coincidere con un machismo spropositato. E la coolness passava dall’affezione alla gang, quei baci erano il normale evolversi di un rapporto sentito più di ogni altro che ebbe, in termini di mercato, un seguito senza precedenti.

Crearono un vero e proprio esercito di piskelletti che si identificavano – per linguaggio e stile –in loro. Aprirono una domanda nuova.

 

Tony Effe e Dark Side

 

“Crack Musica” fu forse il progetto più difficile e ambizioso che un gruppo all’epoca emergente potesse proporre. Un po' perché “Full Metal Dark” vedeva la formazione al completo, un po' per il fervore che si era creato attorno a loro e le conseguenti aspettative, anche se forse era più quello che non ci si aspettava rispetto a quello che si sapeva avrebbero fatto – e un po' perché apriva le danze a quelli che sarebbero stati i successivi album “indipendenti”: “Succo di Zenzero” di Wayne e “The Dark Album” di Pyrex.

La forza del collettivo erano proprio le personalità così caratterizzate dei quattro e la scelta di album consolo alcuni di loro, almeno nei crediti principali – nonostante feat appunto fossero presenti in tutti e tre – fu rischioso e audace. Così come le 18 tracce al suo interno: aggressive, veloci nel loro modo di imprimersi; non solo nella musicalità ripetitiva (quasi un mantra), ma proprio per l’istantanea concreta che generavano. Niente più regole, niente formalità o chiuse, un flusso libero, grezzo, come i tempi che rappresentavano.

Il disco fu prodotto da Sick Luke, quello che si scoprì essere poi uno dei due cavalli vincenti sul quale nessuno ha ancora smesso di puntare, ad eccezione del brano con Sfera – prodotto da Charlie – e Dr. Cream in “Super Sayan”. Oltre ad i membri della gang anche Izi e Traffik: “Swisher” rimane ancora oggi una delle tracce più ascoltate e singolo che, insieme a “Crack Musica”, “Neve A Settembre”, “Super Sayan” e “Cavallini” anticipò il rilascio ufficiale.

 

 

Quel linguaggio alieno e quell’attitudine perennemente in bilico tra il serio e l’ironico hanno posto le radici per i trend degli anni a venire, rampa di lancio per la trap tutta e principio di un successo incalcolabile. Tutto questo oggi non esiste più, ma Crack Musica simboleggerà sempre l’inizio di qualcosa di rivoluzionario.

Guarda ora sul nostro canale YouTube: Come Crack Musica ha cambiato il rap italiano

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Autore:
Camilla Castellan
Batto tasti qua e là nell'hinterland milanese. Il piu delle volte a farlo sono i miei alter ego.
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