Estero

Nines è uscito dalla trappola

Per Nines è arrivato il momento di vivere da leggenda.

Articolo di
Eugenio Ronga
on
11
-
09
-
2020

Road rapper, letteralmente rapper di strada. Questa è la definizione che spesso accompagna sinossi e biografie di Nines. Da Church End Estate (nord ovest di Londra), Nines è il real che conquista le classifiche. È il mainstream che viene accerchiato dal racconto trap.

 

Non sono un rapper, sono uno spacciatore che rappa

 

Quest’estratto di NIC, brano contenuto nel suo recentissimo disco Crabs in a Bucket, è il modo più semplice e senza strutture in cui si può dare un’idea di Nines. La sua vita è saldata al suo racconto rap e il realismo che viene fuori nelle canzoni dei suoi lavori non è digeribile per tutti.

Il percorso di una leggenda in divenire che conquista le vette nelle classifiche musicali britanniche e festeggia davanti il suo quartiere con la maglia del club di cui è tifoso, l’Arsenal.

 

La scalata al successo

Crabs in a Bucket è il terzo album ufficiale di Nines e – non proprio banalmente – la chiave che si presume lo porterà fuori dalle porte di Church End Estate. Lo so, sembra folle che il terzo disco di un rapper che si posiziona al primo posto in classifica (considerando che quello precedente aveva debuttato al quinto) faccia spiccare il volo per una carriera rap. Non è un po’ tardi? D’altronde Nines ha anche 30 anni.

Chi può spiegarvi meglio la dinamica della sua vita che l'ha portato a questo? Beh, in Outro Nines è abbastanza chiaro su questo punto “un mio n**** ha fatto 100.000 e ha lasciato la trap, io ho fatto i milioni e mi trovi ancora a prendere pacchi”. Uscire dal giro è difficile quando è tutta la tua vita, ma se sei arrivato a raccontarla in maniera così vivida e perché forse vuoi trovare una via per starne fuori. Ancora una volta, NIC con la collaborazione di Tiggs Da Author è uno storytelling che vi potrà dare tante altre risposte.

Nel documentario uscito in concomitanza con l’album, il 28 agosto scorso, si entra alla perfezione nel mondo che il rapper londinese vive. Due scene sono particolarmente degne di nota: la prima, in cui durante il tour di Crop Circle viene insistentemente chiamato da un associato albanese che richiede il suo aiuto per un “lavoro nel suo quartiere”; la seconda, vede la conclusione del leitmotiv del docu-film, una sessione di terapia molto Sopraniana, e la fatidica domanda del perché il nome Crabs in a Bucket.

Mettendo insieme questi due frame si può riassumere tutto il concetto dietro la musica di Nines. L’indipendenza finanziaria che, dopo la morte del fratello Zino, è diventata un bisogno sempre più chiaro e che ha dato il la alla carriera di strada di Nines, è il primo capo saldo.

L’accoltellamento al volto subito a giugno del 2019 è il secondo. Perché dopo aver rischiato la vita vivendo la trap e stando in prima linea negli affari della sua area, Nines comincia a pensare di avere una mentalità da granchio. La metafora del titolo del disco infatti è chiara (così come la cover che l’accompagna): se un granchio è da solo in un secchio, riesce a scappare senza problemi; se invece è con altri granchi, lotteranno in modo che nessuno esca.

E come i granchi lottano per il territorio, anche Nines ha lottato per il suo. La musica è diventata, forse, il modo in cui finalmente può uscire dal secchio in maniera pulita.

Ero ricco prima di essere famoso

 

Rap UK che suona USA

Se parliamo della scena britannica ai tempi d’oggi, il primo pensiero va al movimento e al suono drill. Buttando un occhio verso il passato, invece, si passa al grime. Ecco, Nines non sta in nessuna delle due “scuole”, mai n un certo senso è influenzato da entrambe.

Il suo rap è quello di inizi anni 2000, delle storie di 50 Cent e dei campioni soul, ma anche quella trap melodica che si è presa il mercato statunitense negli ultimi anni. A cui aggiungiamo un accento estremamente londinese e un flow più che unico.

Infatti, malgrado l’approdo in Warner, i feat e la musica di Nines sono rimasti quelli dei primi mixtape (tra cui ricordiamo Gone Till November, scritto e registrato in un weekend prima di una imminente condanna per possesso e spaccio di stupefacenti) e non posso dire che sia un punto a suo sfavore. La riconoscenza verso ciò che ti ha reso grande e soprattutto la voglia di dare un po’ di fama a chi pensi meriti. Come affermato in una chiacchierata al The Guardian, rilasciata il giorno dell’uscita di Crabs in a Bucket, Nina ci tiene a portare qualcosa di positivo a Church End. Avere la musica come sbocco creativo può sicuramente essere un modo alternativo di conquistare quell’indipendenza economica che tanto lui bramava – e che l’ha portato a 21 a gestire tutti i traffici della sua area con “più di 100 lavoratori a suo carico.

Naturalmente qualche momento più leggero lo si trova nelle tracce ballabili e destinate ai club (nel caso possano mai riaprire, sigh). E infatti quando entrano gli NSG in Airplane Mode e Odeal in Ringaling abbiamo quel mix di afrobeat e rap – che tanto sta avendo successo in giro per il mondo, in particolare in Inghilterra – capace di staccare dal realismo presente nel resto dei 50 minuti di album.

 

Una leggenda del rap game

Quando nel 2017 One Foot Out (uscito per XL) debuttò al quarto posto nella classifica generale UK e al primo posto in quella di genere, nessuno forse si sarebbe aspettato una progressione di questo tipo a livello di numeri. Nines non sembrava interessato a questa carriera e il successo poteva essere più passeggero che altro – magari dovuto alla sua fama.

E invece, avendo adesso raggiunto un traguardo che prima solo Stormzy, Dave e J Hus avevano centrato (album rap UK al top della classifica generale), è impossibile non pensare a Nines come una leggenda del rap britannico.

Oltre ai risultati e alla longevità, però, Nines rientra nella cerchia degli intoccabili anche per un altro motivo: l’umiltà. Mi spiego, non parliamo di ammettere di non essere il migliore o simili dichiarazioni (per un rapper sarebbe assurdo), ma di essere “down to earth”. Prendendo in prestito quest’espressione inglese, intendo essere onesti, real e accettare il successo altrui.

Prendiamo altri esempi di questo gruppo di leggende per spiegare meglio l’espressione: Kano, il già citato Stormzy e Skepta.

Kano è stato pioniere del grime, fatto uno dei migliori album del 2019 – Hoodies All Summer – ma resta ancorato alle sue radici, aiutando i giovani e facendo l’attore meglio di tanti mestieranti. Stromzy, anche se parecchio più giovane, ha già raggiunto il successo mondiale e, nonostante tutto continua a lavorare per la comunità: donazioni e borse di studio ormai nemmeno si contano più. Bonus, entrambi sono artisti e non modelli da sfilata.

Per ultimo Skepta, link tra Stati Uniti e Gran Bretagna, autore di autentici capolavori musicali eppure se lo si segue sui social e nei suoi feat è sempre presente a sostenere la scena. Dai più piccoli agli emergenti, mettendosi anche in giochi con due capi delle nuove generazioni come Chip e Young Adz in Insomnia (progetto collaborativo uscito agli inizi del2020).

Adesso ascoltate anche Monster in Crabs in a Bucket e avrete la conferma definitiva.

 

Fuori dalla trap

One Foot In, One Foot Out e adesso Crabs in a Bucket. Credo che la sua volontà sia abbastanza chiara. Nines ne ha abbastanza di stare chiuso a Church End Estate, anzi ne ha abbastanza della situazione del suo block. Sa che può fare di più.

E se quindi come dice “potrei avere prenotato un volo e stare a rilassarmi sulla spiaggia, invece sto nel mio isolato ogni giorno, in cima alle classiche e vedi, alla fine mi hanno accoltellato. Credo di aver avuto la mentalità da granchio”.

Nel docu-film fa notare anche di aver ancora un vecchio Nokia come unico telefono, ecco forse il secondo passo sarà cambiare quello.

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Autore:
Eugenio Ronga
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