Estero

Come Ty Dolla $ign ha elevato il concetto di featuring

Il titolo del suo nuovo album è una dichiarazione d'intenti.

Articolo di
Eugenio Ronga
on
08
-
11
-
2020

Tutti almeno una volta nella vita abbiamo ascoltato una canzone con Ty Dolla $ign. Se in questo momento proprio non vi salta nulla nella testa, però, vi perdono. Perché? Beh, con il range vocale che il polistrumentista(voce compresa) losangelino si ritrova, forse farebbe difficoltà anche lui qualche volta.

E non scherzo se dico che Ty Dolla $ign tra un album e un altro gira i progetti dell’intera scena statunitense – Post Malone, Kelhani, Kanye West, Roddy Ricch, Drake, ecc. Tra le mega hit e le giga hit (siamo vicini al miliardo su Spotify per alcuni) trova anche il tempo per creare qualcosa disuo: “Featuring Ty Dolla $ign”.

Malgrado il titolo estremamente contro intuitivo, il disco è proprio tutto di Ty. Nelle 25 tracce – format spacca classifiche che ormai ha ampiamente nelle sue corde da anni – il vero protagonista è lui. Anche considerando i solo 5 brani che lo vedono solista.

 

La musica di Ty

 

Song exploder – podcast recentemente tramutato in visual da Netflix – mi ha fatto capire molto meglio cosa significa la musica di Ty Dolla $ign. Il conduttore del format, Hrishikesh Hirway, attraverso domande specifiche e esaminatori su "LA" – singolo di apertura dell’album "Free TC" del2015 – lascia libero Ty di descrivere al meglio se stesso in toto.

Nello spiegare la sua musica e sottolineando come ogni passaggio o layer di quel pezzo sia studiato nei minimi dettagli, gli occhi di Ty brillano. La cura e la passione che vengono fuori sono incredibili e francamente per pochi nella scena. Il suo iconico suono è l’anello di congiunzione tra R&Be rap, ma nei frangenti in cui racconta "LA" si capisce anche molto di più sulla sua identità stilistica.

Onestamente, senza conoscere il background dell’artista, chi avrebbe potuto immaginare che Ty fosse un abilissimo polistrumentista (basso in particolare) e che avesse speso quasi 70k per un’orchestra per un brano? Francamente nessuno. Ma col senno di poi, pensando al suo successo mondiale, un pensiero che il tutto non sia casuale salta in mente. E proprio per questo chele 25 tracce di "Featuring Ty Dolla $ign" hanno sempre più senso, ascolto dopo ascolto.

Per tutto il corso dell’ora del progetto si percepisce un collante mistico che aleggia anche nei brani più deboli. Quel legame non è rappresentato dalla continuità musicale o dal concept dei testi, ma Ty stesso. Creare un lavoro che abbia una coerenza e che sia pieno zeppo di feat (e tante mani diverse alle produzioni) era un lavoro quasi impossibile. Però raggiunto. 

Tutti i pezzi, messi nel contesto di quest’album, si incastrano benissimo.

Scrillex si adegua in "Temptation" con Kid Cudi e personaggi mistici come Kanye West e Thundercat si scontrano in maniera delicata nella bellissima "Track 6".

Proprio questi due brani, presi anche singolarmente, sono già un bel campionario di quello che ci si può aspettare da "Featuring Ty Dolla $ign".

Gli interludi – importantissimo e pieno di significato "it's still Free TC" –servono a spezzare i vari mood che si susseguono nel disco.

Ci sono riflessioni sull’anno corrente in "Real Life" – che vede Ty accompagnato dal duo vincente Roddy Ricch-Mustard ("High Fashion" e "Ballin") – la solita classe che contraddistingue Kehlani in "Universe" e un puro assaggio di Los Angels in "By Yourself", con Jhené Aiko.

Naturalmente Ty Dolla significa anche essere partner dei capostipiti della trap. Per questo sua avventura si manifestano Quavo e Lil Durk in due brani che trasportano gli artisti – rispettivamente di Atlanta e Chicago – assolutamente nelle loro corde: 808 e ad-lib per Quavo e drill melodica per Durk. Da menzionare il lavoro eccelso nel back to back "Dr. Sebi" e "Powder Blue" (con Gunna): il primo brano si conclude nello stesso stile con cui si apre il secondo, rendendo la transizione incredibilmente dolce.

Proprio quest’ultimo punto testimoniala coesione che vive in "Featuring Ty Dolla $ign". Un direttore d’orchestra che però sa mettersi anche in proprio, a seconda delle esigenze.

 

L’arte di Ty

È quindi Ty solo un direttore esecutivo, un ottimo cantante e un bravo bassista?

C’è di più. L’album si chiude (quasi) con "Your Turn", un'esempio magistrale di come si sia evoluto il suo R&B negli anni. I cori celestiali e la presenza di 6lack rendono il pezzo super maturo e esplicativo dell’arte di Ty. Perché la costruzione di "Your Turn" basterebbe per considerarlo un fenomenale interprete e astronauta di generi, ma lui è di più.

Post Malone e Nicky Minage sono necessari per completare la sua figura. Hit maker da singoli costruiti al laboratorio? Forse, ma anche sensibilità nel capire quale sarà la prossima "Psycho": comprendere la musica per fregare il mercato.

"Featuring Ty Dolla $ign" è probabilmente l’ultimo sforza necessario per far intendere a tutti il proprio valore, accettando anche chi ne condanna il formato pro-Spotify. Si può fare tutto molto bene e per farlo c’è bisogno di aiuto, da soli finisce la magia.

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Autore:
Eugenio Ronga
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