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Come è cresciuto il rap made in UK

Report e numeri ci mostrano che il rap made in UK sta vivendo un periodo di forte e genuina crescita. Ma è tutto oro quello che luccica?

Articolo di
Eugenio Ronga
on
16
-
05
-
2020

Il rapporto della Gran Bretagna con il rap non si può certo definire idilliaco. Da quando il Grime veniva trasmesso solo sulle Pirate Radio nei primi anni 2000 – passando da quando Theresa May ha deciso di inimicarsi una buona parte della scena a furia di ban – agli album rap in testa alle classifiche ne è passato e per fortuna di cose ne sono cambiate molte.

La crescita organica che ha vissuto e sta vivendo il rap made in UK è frutto del sodalizio tra artisti e pubblico, un binomio che negli anni è riuscito ad essere più forte della poca collaborazione di addetti ai lavori e governi. Quando gli artisti drill – la crew 67 e Skengdo x AM i casi più famosi – sono stati interdetti nel fare musica(live e non) e quando Tyler, the creator è stato bandito dal paese per anni, i fan hanno sempre risposto in maniera più che positiva senza indugio.

 

Non sorprendono quindi i numeri che il report 2019 della BPI ha snocciolato riguardo la situazione per quanto riguardo il music business in Gran Bretagna.

In particolare, è proprio l’incremento della rilevanza della musica black britannica a essere sorprendente: considerando tutto il mercato rap/hip hop, i singoli di artisti britannici costituiscono il 42,2% del totale di vendite e stream, mentre gli album quasi il 27%.

Se nel 2019 quasi un singolo su due nelle classifiche proviene da un artista UK, 5 anni fa la situazione era parecchio diversa con circa il 15%.

Per dare un riferimento artistico, Stormzy è stato l’unico rapper britannico a piazzare un singolo al primo posto – Vossi Bop – nel 2019 per un totale di 2 settimane, mentre dal2015 al 2018 solo Dave – con Funky Friday feat Fredo – era riuscito a fare lo stesso e solo per una settimana. Stormzy tra l’altro detiene anche un altro record, che è quello di essere il primo rapper headliner a Glastonbury – teatro di questa famosissima esibizione. Nella storia invece solo altri due rapper hanno raggiunto la prima posizione senza feat pop: Chip (all’epoca Chipmunk) e Tinie Tempah nel 2009.

In termini di album la situazione è migliore, sono molti altri i rapper – al di là dei già citati Stormzy e Dave – ad avere avuto un progetto stabilmente in top 10. Tra questi troviamo veterani come Skepta e Kano, esordienti come Slowthai e precursori di un sottogenere come MoStack.

Proprio la grandissima varietà dei sottogeneri del rap britannico sembra essere la chiave di questa crescita esponenziale avvenuta negli ultimi anni. Quando nel 2017 J Has e Ramz introducono le sonorità afro e dancehall agli ingredienti del loro rap, si apre la strada a tutti gli artisti che adesso fanno (o meglio facevano) ballare nei club britannici (i vari MIST, Yungen, Hardy Caprio).

 

Chi sostiene il mercato

 

La connessione fra questa nuova impronta data alla vecchia matrice hip hop britannica e la crescita delle vendite è riscontrabile anche nei dati degli streaming. Le piattaforme digitali infatti sono inondate da giovani under 35 – per quasi il 60% dei paganti –campione che corrisponde in pieno al target dei rapper di maggior successo.

Come si evolverà questo fenomeno da questo punto in poi? I dati ci dicono che il segmento di età con il maggior tasso di crescita è quello over 55 – 90% tra inizio 2019 e inizio 2020– ponendosi come probabile campanello d’allarme per i generi più esposti alla popolazione più giovane come il rap. Resta il dubbio però che la causa di questi numeri in crescita sia l’opposto, ovvero ci sono sempre più ascoltatori digitali così giovani da non poter permettersi di pagare i servizi di streaming così che i propri genitori debbano farlo per loro – figurando in queste statistiche.

 

Prospettive future

 

É quindi il rap britannico il futuro della musica rap consumata in Gran Bretagna?Probabilmente sì. Quale sarà però il ruolo del rap inglese nel contesto musicale generale è tutto da vedere. Infatti, in termini solo di genere la musica hip hop è cresciuto solo dello 0,6% dal 2018 al 2019 (dal 20.9% al 21.5%) e i dati di vendite comparati con quelli di altri paesi come la Francia sono impietosi. Se consideriamo il grandissimo successo di Psychodrama – album di Dave uscito a marzo dello scorso anno – con il disco d’oro raggiunto e il record delle più di 100.000 copie vendute non raggiungerebbe nemmeno la top 10 degli album rap francesi pubblicati nello stesso anno. In Italia come sarebbe la situazione? Dave starebbe vicino Marracash – fresco di triplo di platino con Persona.

Il 2020 lascia ben sperare per gli addetti ai lavori, malgrado l’emergenza Covid-19, gli album pubblicati a fine anno scorso – HITH di Stormzy – e quelli ad inizio di quest’anno – Big Conspiracy di J Hus – hanno tenuto nelle classifiche e si sono dati il cambio con singoli più recenti – Houdini di KSI, finito in top 10 la prima settimana di maggio.

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Eugenio Ronga
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