Estero

Perchè gli artisti annunciano il ritiro?

Crescita personale o semplice marketing? Scopriamolo insieme.

Articolo di
Stefano Gandelli
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2020

Gli artisti musicali, indipendentemente dal genere di appartenenza, si possono dividere in due grandi categorie: chi continua a suonare e sfornare dischi ad oltranza e chi invece annuncia un ritiro prematuro dalla scena. Nel mondo dell’HipHop potremmo citare rispettivamente Eminem, nonostante sia effettivamente ancora troppo giovane per dirlo con certezza, e Joe Budden. Quest’ultimo, pur avendo comunque continuato a bazzicare l’ambiente con il suo fortunatissimo podcast, si è ufficialmente ritirato dal mondo dei rappers.

Esiste in realtà una terza categoria di artisti: quelli che annunciano di ritirarsi solo per vendere più copie del loro disco, senza poi abbandonare all’effettivo la scena rap.

Tutta questa discussione è ritornata in auge dopo i recenti annunci di Logic. Il rapper, dopo sette dischi, decide infatti di mettere la parola “fine” al suo ruolo come artista musicale.

È stato un decennio fantastico – afferma Logic tramite Instagram - Ora è tempo di essere un fantastico padre.”

La motivazione è dunque da ricercare nel suo desiderio di lasciare da parte la vita da star in favore della famiglia, così da avere il tempo necessario per crescere suo figlio. Proprio in No Pressure, il suo ultimo album, possiamo vedere questa transizione da rapper acclamato a padre amorevole. Nel suo caso, ovviamente, è ancora troppo presto per sapere se questo sia solo marketing, anche se a giudicare dalla sua ultima diretta su Twitch si direbbe essere sincero.

In aggiunta, a consolidare questa ipotesi, c’è un contratto milionario tra il rapper e la suddetta piattaforma di streaming. Questo prevede l’organizzazione settimanale di dirette nelle quali si parlerà, oltre che di musica, anche di videogames.

Ma facciamo un passo indietro. Chi, prima di Logic, ha dichiarato di voler smettere di fare musica?

Un viaggio negli USA

Partendo dagli Stati Uniti, i nomi di 50 Cent e Jay-Z sono i primi che vengono in mente quando si parla di finti ritiri. I due pilastri dell’HipHop moderno hanno entrambi annunciato il loro canto del cigno, anche se in contesti diversi.

50, ad esempio, ha minacciato di abbandonare tutto nel caso in cui il suo ultimo disco, Curtis, non avesse superato Graduation di Kanye West per numero di copie vendute. Il fato però è beffardo e il signor Jackson ha venduto “solo” 691.000 copie nella prima settimana, contro le 957.000 del signor West. Questo ha comportato la scomparsa di 50 Cent? Certo che no. Dopo Curtis infatti sono stati pubblicati Before I Self Destruct nel 2009 e Animal Ambition nel 2014.

Jay-Z invece fa il suo primo annuncio di questo tipo nel 2003 e il Black Album avrebbe dovuto segnare l’ultimo tassello della sua carriera. Inutile dire che nel 2006 è tornato con Kingdom Come, proseguendo con una media di circa un album ogni due anni. Interessante come, per sfruttare al massimo l’onda di tristezza per il suo abbandono, abbia organizzato sempre nel 2003 un enorme concerto di addio al Madison Square Garden, invitando numerosi ospiti come Mary J. Blidge, Ghostface Killah, Beyoncé e Missy Elliott.

Anche Lil Wayne ha usato più volte la strategia del “questo sarà il mio ultimo disco” per riuscire a vendere più copie. Il 29 marzo del 2001, durante un’intervista, ha dichiarato che si sarebbe ritirato per dedicarsi ai figli. Nel 2012, dopo 7 album dalla sua prima dichiarazione di voler lasciare tutto, rincara dunque la dose, dicendo che Tha Carter V sarebbe stato il suo ultimo lavoro.

Il ritiro, ri-confermato anche nel 2014, non è mai avvenuto. Nel 2018 esce Tha Carter V e nel 2020 Funeral, presentato sia in versione standard che in Deluxe.

A quanto pare quindi la scusa della “famiglia” sembra essere piuttosto popolare: Logic, Lil Wayne e anche Nicki Minaj hanno annunciato di voler fare le mamme e i papà a tempo pieno. Nicki, in particolare, ha confermato la cosa nel 2019 ed effettivamente, da quel momento, nessun album è stato pubblicato ma soltanto qualche featuring sparso qua e là. In aggiunta, a luglio 2020 ha pubblicato le prime foto del pancione, anche se ancora non si conosce il sesso del nascituro. Che la carriera di Nicki stia effettivamente per ricevere un brusco arresto? Solo il tempo ce lo dirà.

Il ritiro nel Bel Paese

In realtà, questa pratica non è così tanto diffusa in Italia e il primo caso che mi viene in mente è quello di Rocco Hunt.

Nel 2019 Rocco partecipa alla tappa Casertana del Jova Beach Party, l’evento in spiaggia organizzato da Lorenzo Jovanotti. Tutto funziona al meglio ma, pochi giorni dopo, annuncia di voler smettere di fare il rap a causa di promesse non mantenute nei suoi confronti.

Il sospetto che fosse una mera trovata di marketing è scattato quasi all’istante, sia per una conoscenza di precedenti storici piuttosto simili, sia per il fatto che nessuna data del tour è stata cancellata dopo quell’annuncio.

Mi hanno privato e ancora adesso mi stanno privando della mia libertà

Si è scoperto poco dopo che Libertà era il nome del suo nuovo album e che tutto questo era, ancora una volta, un’idea promozionale per il disco. Di conseguenza, la contro-dichiarazione non è tardata ad arrivare e il tutto si è risolto in meno di una settimana.

Anche il buon Noyz Narcos ha annunciato un finto ritiro poco prima dell’uscita di Enemy nel 2018, salvo poi ritrattare le dichiarazioni l’anno successivo.

Dissi che Enemy sarebbe stato il mio ultimo album in un momento storico in cui mi sentivo spaesato - ha ammesso il rapper romano - mi sembrava come se il Rap fosse diventato completamente un'altra cosa

In realtà, più che di ritiro, Noyz aveva parlato di “ultimo disco”, lasciando una luce di speranza per quanto riguarda le esibizioni dal vivo. Il 5 agosto 2020 però l’annuncio del rapper romano su Instagram: “Working on new album”, facendo intendere che il prossimo lavoro in studio sia prossimo all’uscita.

Ultimo, ma non per importanza, Mondo Marcio. Nel 2018 dichiara tramite Instagram Stories che Uomo!:

sarà l’ultimo disco, quantomeno della mia prima vita!”.

Nonostante l’annuncio abbia inizialmente preoccupato i fan, intimoriti da un possibile abbandono da parte del rapper, nulla è poi avvenuto. Dopo questo disco, infatti, Marcio pubblica nel 2020 Adderall Pack, il primo EP della sua “seconda vita” artistica. Per approfondire l’argomento, clicca qui.

Come mai va di moda annunciare il finto ritiro?

Mai come oggi nel rap game la concorrenza è alta, con artisti emergenti da ogni parte del mondo e da ogni città. La mescolanza di diversi stili, tematiche e attitudine rendono l’originalità un elemento veramente difficile da ottenere, specialmente per chi è della vecchia guardia e, magari, fatica a reinventarsi per restare al passo coi tempi. L’annuncio del ritiro viene quindi naturale, una via di fuga tutto sommato facile che può non solo aiutare a vendere più copie, ma anche a dare un periodo di pausa al rapper per poter riflettere, creare e trovare un modo di rinnovarsi.

In termini di numeri, c’è da dire che il metodo è altamente efficace. Prendiamo come esempio il sopracitato Logic e il suo disco No Pressure. Prima dell’annuncio ufficiale di abbandono, le vendite previste si aggiravano attorno alle 85k unità; dopo l’annuncio il valore è raddoppiando, raggiungendo le vertiginose 170k copie. Da un punto di vista prettamente economico quindi è una trovata fantastica, ma quello che viene messo poi in gioco è la credibilità che, di certo, è molto più complicata da riguadagnare.

Leggevo un commento interessante sotto ad un post relativo a questo “problema”. Un ragazzo affermava che l’unico vero ritiro che funziona è quando, tristemente, un artista viene a mancare. Commento macabro, certo, ma credo che contenga un’ottima verità.

Abbiamo ben visto quest’anno con Pop Smoke e Juice WRLD come l’assenza “fisica” sia un ottimo motore commerciale e, per un motivo simile, anche la scomparsa “solo annunciata” dalla scena sorbisce circa lo stesso effetto.

Il fatto è che, una volta ritornati dall’auto-isolamento, è necessario spaccare. Se così non è, si perde ogni tipo di credibilità e forse sarebbe meglio ritirarsi per davvero, e in via definitiva.

Il caso Jordan

L’esempio che meglio spiega questo fenomeno è Michael Jordan. Ovviamente questo riguarda il ritiro dal mondo dello sport ma il principio che sta alla base è il medesimo.

Dopo una breve ma brillante carriera, MJ dichiara nel 1993 di voler abbandonare il mondo della pallacanestro, dopo aver regalato ai Chicago Bulls il loro primo three-peat (ovvero la vittoria del titolo per tre anni consecutivi).

Dopo questo fantastico traguardo, nel 1993 come un fulmine a ciel sereno il padre viene assassinato e questo evento sconvolge profondamente il giocatore che, tramite una conferenza stampa, annuncia quindi la sua decisione di ritirarsi. Secondo MJ, dopo il three-peat non aveva più nulla da dimostrare e la sua carriera in quello sport era finita.

Nel 1994 avvia una non troppo fortunata carriera da giocatore di baseball, terminata l’anno successivo a causa dei risultati poco brillanti dell’ex-superstar del basket.

Nel 1995 Michael decide di rientrare dal suo auto-isolamento per re-indossare la casacca dei Bulls che tanto ha amato. Questo suo rientro, accolto con grande stupore ed entusiasmo dal pubblico, ha permesso alla squadra di aggiudicarsi per la seconda volta il three-peat. In questo caso quindi l’allontanamento dai riflettori del basket gli ha permesso di rinnovarsi, di riscoprirsi e anche di migliorarsi.

Una questione di messaggi

È arrivato quindi il momento di riflettere su due punti fondamentali:

- Il ritiro equivale ad una morte artistica?

- È moralmente accettabile il finto ritiro?

Per rispondere alla prima domanda, credo che la risposta sia affermativa.

Nel momento in cui un qualsiasi artista annuncia di volersi ritirare, fatta eccezione per chi ha particolari problemi familiari o di salute, la prima cosa che viene in mente è la mancanza di creatività. A ben pensarci, se qualcuno fosse pieno di idee di certo non si ritirerebbe ma, al contrario, sfrutterebbe l’ispirazione per creare nuove opere.

Questo però, attenzione, non va visto come un aspetto necessariamente negativo. Siamo tutti esseri umani, ciascuno con le proprie idee e con i propri punti di forza; di conseguenza è naturale che periodicamente l’ispirazione possa mancare, ritrovandosi di fronte ad una “morte artistica”.

Per azzardare una metafora biblica, il mondo è per fortuna pieno di Lazzaro che si rialzano dalla morte per tornare nel mondo dei comuni mortali, risorgendo quindi dal triste periodo di assenza di creatività.

Passiamo al secondo punto, è moralmente accettabile?

Per rispondere a questo punto proseguiamo con la metafora biblica. Se sei veramente morto e qualcuno o qualcosa ti riporta in vita, quello è un miracolo. Se hai solo fatto finta di essere morto e simuli di essere risorto, allora sei un truffatore e nelle tue azioni non c’è nulla di miracoloso.

Questa sottile differenza si può apprezzare guardando le carriere di 50 Cent e Lil Wayne.

Agli inizi degli anni 2000 50 Cent è stato indiscutibilmente uno dei principali attori del panorama HipHop ma dopo Curtis, l’album che avrebbe dovuto segnare il presunto ritiro, nulla è andato per il verso giusto. La decisione di sfruttare questa scusa per vendere più copie, oltre a non avere funzionato, ha quindi influito negativamente sulla sua popolarità.

I due dischi successivi non hanno ottenuto il successo sperato, né da parte di pubblico né dalla critica specializzata. Forse, viene quindi da pensare, il ritiro effettivo sarebbe stato più saggio, così da lasciare nella mente degli spettatori un ricordo piacevole.

Come diceva Batman: “O muori da eroe, o vivi abbastanza a lungo da diventare il cattivo”.

Esempio diametralmente opposto quello di Lil Wayne. Tha Carter V, come visto in precedenza, non è stato all’effettivo il suo ultimo disco ma, a differenza di 50, Funeral è un lavoro solido che porta nuove sonorità e che riesce ad accontentare tanto la fanbase più affezionata quanto i neofiti dell’HipHop.

Questo ci dimostra come, a volte, prendersi una pausa possa essere d’aiuto alla creatività e perciò, da questo punto di vista, non posso che essere d’accordo con questa scelta.

In aggiunta, un ulteriore fattore merita di essere preso in considerazione: il messaggio che viene trasmesso. L’idea che sia sufficiente mentire per vendere più copie e ingannare la fiducia delle gente per un mero tornaconto personale è sicuramente frutto di una mentalità sbagliata che, innanzitutto, non dovrebbe esistere e che, a maggior ragione, non dovrebbe essere diffusa.

In conclusione, sebbene qui siano stati visti solo alcuni tra i numerosissimi casi di questi ultimi anni, utilizzare il “licenziamento” dal mestiere del rap può funzionare e credo possa essere un qualcosa di moralmente accettabile, a patto che il tempo trascorso lontano dai riflettori serva effettivamente all’artista per riscoprirsi e rinnovarsi. Chi usa questa tecnica unicamente per vendere qualche copia in più o per acchiappare qualche like facile, credo che invece che dovrebbe pensare alla possibile perdita di credibilità e alla delusione dei suoi fan che, per l’ennesima volta, si sentirebbero raggirati.

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Autore:
Stefano Gandelli
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