Interviste

"Madame" è la musica che serve a tutti noi, bloccati nel nulla

In occasione dell'uscita del suo primo disco, abbiamo intervistato Madame.

Articolo di
Federico Maccarrone
on
24
-
03
-
2021

Quando incontriamo una persona ci sono sempre due lati del nostro essere che reagiscono: da un lato c’è la razionalità che unisce in sé le nostre finalità, le cause che ci hanno portato a quel confronto e altri mille elementi, ma dall’altro, invece, c’è una sorta di percezione irrazionale della nostra controparte che cerca di consigliarci quale sia la natura più profonda di quella persona.

Vorrei un attimo parlare di questa seconda parte, quella che nasce e si sviluppa in quello che comunemente potremmo definire istinto e che diventa un elemento imprescindibile per parlare di Madame e del suo progetto.

La prima volta che ascoltai “Sciccherie” non colsi appieno quale fosse il potenziale di Madame, ma percepii una necessità di espressione che andava ben oltre ciò che si stava vedendo e sentendo in quella singola traccia.

Il percorso di singoli che è venuto dopo ha presentato più lati di Madame, ma, come lei stessa sottolinea, era solo “l’intro di un’introspezione”: il disco si muove su una portata e un mostrarsi che è totalmente diverso e più profondo.


Con questa premessa, quando la chiamo, due giorni prima dell’uscita del disco, le faccio presente che del suo progetto se ne parli da molto tempo e con il tempo si sono anche modificate e accresciute le aspettative. Le chiedo quindi come se la stia vivendo.

In questo momento della vita sto facendo talmente tante cose che del disco non mi sono ancora pienamente resa conto” mi dice sorridendo: “al momento sono presa con il lavoro, sto facendo le mie cose, ma so già che domani sera realizzerò che le persone lo stanno ascoltando, che mi stanno giudicando, e so che avrò molta più ansia. Saranno i classici 5 minuti prima di salire sul palco”.

Uno dei motivi per cui l’attenzione intorno al progetto è ulteriormente cresciuta è stata la partecipazione a Sanremo. Ti dico” esordisce lei “l’idea è nata quando mi sono trovato in studio con Riccardo dei Pinguini Tattici Nucleari che mi ha raccontato quanto gli sia piaciuta l’esperienza, così ho pensato di farlo anch’io. È stata discretamente pesante come esperienza, interviste tutto il giorno e poi alla sera il palco dell’Ariston. Mi son divertita tutto il tempo, anche sul palco mi stavo semplicemente divertendo. Era quello il mio obiettivo”.

Ascolta qui "Voce" di Madame:


Continua quindi:Dopo Sanremo ho avuto un picco di gioia e serenità assurdo, ma anche durante Sanremo ero in un mood molto piacevole: avevo il cane, la mamma e gli amici. È stata quasi una vacanza in famiglia, ma per dirtene una: in stanza con mia madre e Paola Zukar ascoltavamo le trappate russe e le canzoni de “Lo Zecchino D’Oro” e ballavamo, guardavamo i Tik Tok. È stato davvero divertente”.



La fidelizzazione di Madame verso i suoi fans nasce e si sviluppa nel condividere con questi alcune problematiche e punti focali del loro vissuto e della loro vita.

Quando le faccio presente quest’elemento, lei comincia a elencarmi i vari punti che la legano agli ascoltatori: “Amore, sessualità, famiglia e l’amicizia, che è una tematica che molti sembrano non sollevare, perché non è di tendenza, ma che secondo me è fondamentale nella vita di ognuno”.


“Il mio obiettivo è fondamentalmente quello di puntare a un pubblico eterogeneo, essere trasversale” mi dice lei “Io ovviamente ho 19 anni, quindi si riconoscono ovviamente i miei coetanei, ma il mio fine è rispecchiare tutti. “Mami Papi”, ad esempio, può essere vista sia dal punto di vista dei figli sia da quello dei genitori. La mia voce deve arrivare a giovani ed adulti”.


Gli chiedo quindi di ripercorrere il percorso che l’ha portata alla creazione del suo primo disco.

Il disco è stato un parto naturale, sono andata per temi, sino a ricostruire tutti gli aspetti della mia vita. Ogni giorno mi dicevo: “Oggi voglio parlare dei genitori, di amore, oggi di sesso, oggi di famiglia”. “Madame” vuole essere il ritratto di una vita” mi dice lei.


Continua: “Poi alcuni pezzi come “Bamboline Boliviane”, “Mood” e “Nuda” sono quasi flussi di coscienza e frammenti di vita quotidiana. Sono io che parlo a ruota libera di ciò che mi succede”.


Dopodiché si lascia andare a un ragionamento: “Le canzoni troppo generiche si allontanano dall’artista e allontanano l’artista dal pubblico, perdendo identità. Ho imparato da Rkomi che immortalare un dettaglio è importante. Quando cerchi di parlare a tutti, invece, rischi di non riuscire a parlare in maniera incisiva. Per evitare questo, quando scrivo, lo faccio sempre per una persona in particolare: “Il Mio Amico” è per il mio amico Fabio, “Mood” è per una tipa e un tipo, “Mami Papi” per mia madre e mio padre e così via”.

Nel continuare a parlare mi torna in mente una frase che Madame presenta in “Istinto”: “Ricerco la profondità in persone che apparentemente non ne hanno, perché in fondo tutti hanno del buono”.

Quando le chiedo di raccontarmi al meglio questa frase, mi dice:Io in realtà mi relaziono con poche persone in maniera costante, di solito salto di testa in testa, soffermandomi il giusto sulla maggior parte delle persone” dice sorridendo, ma poi si fa seria: “La delusione per me nasce quando ci sono aspettative. Ho eliminato le aspettative dalla mia vita. In particolare questo è cambiato quando uscì “Promessa dell’Anno” e non fece i numeri che volevo. Speravo che la gente la apprezzasse di più, allora lì mi sono detta: “Fanculo, non mi aspetto più niente da nessuno. Zero totale”. E questo mi ha svoltato la vita”.


“Il fatto di non avere aspettative permette di essere sorpresi molto più spesso. Io quindi da un lato limito la mia aspettativa, per cercare di essere sorpresa più spesso. Ma alla fine so che è tutto un meccanismo di difesa mentale” ammette infine, “Molto spesso poi mi rendo conto che sto vivendo un qualcosa per poi scriverne, a volte sento di mettere da parte il mio essere umana per dare spazio alla mia arte, che vive proprio di quella vita”.


Considerando il personaggio di Madame, le aspettative sono sempre state alte per il suo progetto, quindi, nonostante cerchi di eliminare ogni aspettativa, le chiedo quale sia il suo rapporto con le aspettative che gli altri hanno di lei.

Ho vissuto la prima esperienza dopo “Schiccherie”, che ha avuto un gran riscontro” mi racconta lei “infatti ho aspettato mesi prima di pubblicare “17”, perché ero molto spaventata dal non avere lo stesso risultato. Poi ho ragionato e mi son detta: “Ci sono artisti che hanno fatto una canzone nel 2013 che è ancora la mia canzone preferita, ma, nonostante un successo, non si sono fermati e sono andati avanti”.

“Io sono legata ancora a “Parole di Ghiaccio” di Emis Killa ad esempio, perché è stata la prima canzone rap che ho ascoltato” mi dice lei “Per me è stato molto difficile staccarmi da “Sciccherie”, ma la svolta è arrivata con Crookers che mi ha detto: “Devi fare un qualcosa di totalmente diverso da “Sciccherie” per uscire da questa situazione”. E da lì è ripartito tutto”.”

Ascolta qui "Baby" di Madame:

Considerando quante parti di Madame sono presenti nel disco, le chiedo quale sia il lato che preferisce.

Lei senza pensarci mi dice:D’istinto ti rispondo “Bamboline Boliviane”, sia per la spontaneità con cui è nata, ma anche perché immortala le sfaccettature che preferisco di Madame, quell’aspetto saggio e pacato della mia personalità artistica. Il ritornello è un freestyle one take che ho fatto la prima volta e è rimasto così. Per me ha delle perle, che sono uscite a caso, ma mi hanno gasato”.

È proprio l’istinto il punto su cui vorrei soffermarmi, perché da anni questa è una parola fondamentale nell’immaginario di Madame.

L’istinto è una parte fondamentale del mio processo artistico, è proprio questo a darmi l’input. Io faccio tutto d’istinto”, mi racconta lei, “Sono dell’idea che sia necessario fare affidamento sia all’uomo sociale sia all’uomo animale cui appartiene l’istinto.

Quelle poche volte in cui l’istinto mi ha deluso si sono rivelate occasioni per trarre lezioni importanti: l’istinto per me è fare la prima cosa che mi viene in mente, ho iniziato a scrivere per un istinto”.

Ascolta qui "Istinto" di Madame:


Un altro tema molto spesso affrontato è stata l’incomunicabilità, l’incapacità di essere compresi dalle altre persone. Era un tema già affrontato in “17”, ma le chiedo quindi come si sia evoluto il rapporto con questo.


“Mi sento più compresa ora” mi dice lei sollevata “Spesso per essere capiti basta farsi conoscere, spogliarsi davanti agli altri, ed è una cosa che mi ha sempre spaventato: si sente nei miei singoli, perché parlano poco di me, ma nell’album c’è molta più me”.


“Per me mostrarmi è un atto di grande fiducia, è un modo per dirti “Sono qui, nuda e senza armi”” ammette lei, “Facendo questo sono nati i migliori rapporti, ad esempio con Paola Zukar mi sono mostrata a lei in tutta me stessa e abbiamo iniziato un grandissimo percorso educativo insieme.

Ora non ho più paura di mostrarmi, ho dalla mia parte molte persone che mi sostengono, e che mi ripetono “Se non capisci Madame, il problema è tuo perché la cantano anche i bambini di 5 anni”.”


Il tema sessuale è altrettanto ricorrente nelle sue tracce e, in un certo senso, il modo in cui Madame affronta il sesso è inedito nel nostro paese, in particolare in un ambiente come quello del rap.

Io penso che la libertà non possa derivare da nessuno se non da te stesso.

Qui la libertà è più uno stato mentale, ed io nel mio ho poche regole: se voglio parlare di una determinata cosa, lo faccio. Ho un clitoride e ne parlo, e spero di essere d’esempio per molte ragazze che a differenza degli uomini hanno più difficoltà a parlarne, e quando lo fanno sembra che sia solo per riflettere o controbattere quello che dicono gli uomini” mi racconta lei.

Quando le nomino la parola “esperienza”, lei si illumina: “Io osservo le vite degli altri, se qualcuno mi riporta un’esperienza la assorbo come fosse mia e poi la posso raccontare come se l’avessi vissuta. Anche perché ho l’abilità di cambiare approccio e timbro di voce, alcune canzoni del disco sembrano cantate da 2 persone diverse, e questa è una gran figata.

Io quando scrivo mi immedesimo in più persone, mi vesto di storie altrui: una volta mi impersono in un uomo, un’altra in una donna anziana e in qualsiasi cosa mi vada.

Se mi racconti il tuo passato e la tua esperienza, quel passato non sarà più solo tuo, ma anche mio e da quel racconto posso attingere una nuova parte di me di cui posso parlare”.


Sul concetto di famiglia, invece, potremmo aprire un’enorme parentesi: più volte nel disco vengono nominati i vari membri del suo nucleo familiare, con accezioni che ritengo molto interessanti.

Quando le chiedo di raccontarmi il rapporto con i membri della sua famiglia citati nel disco, mi dice: “Il riferimento a mia sorella è dovuto al fatto che mia madre ebbe un aborto prima di me, quindi in un certo senso, se fosse nata quella bambina io non esisterei: la vedo come una questione fortemente spirituale, c’è una bambina che ha rinunciato alla sua vita per fare spazio a me, quindi forse io ho qualcosa di speciale”.


Poi continua: “Con i miei invece, dopo la fase ribelle da adolescente, il rapporto è molto coeso anche se io sono una persona a cui devi stare parecchio dietro, quindi diciamo che il problema lo hanno più loro con me che io con loro” e scoppia a ridere, “Mio fratello invece, il nostro rapporto è migliorato tantissimo, lui ora ha una figlia e ci adoriamo tantissimo”.


Le chiedo anche come sia nata “Mami Papi”, che personalmente ritengo essere uno dei momenti migliori di tutto il disco. Lei mi dice: “Il tutto in realtà è nato quando una sera pubblicai sulle stories un box delle domande con scritto: “Scrivi a chi vuoi quello che vorresti dire, o scrivi quello che vorresti sentirti dire”. Arrivarono tantissime risposte come “Non so se i miei genitori mi vogliono bene”, “I miei sono stronzi” e altre mille con questo contenuto. Così ho pensato che fosse il caso di scrivere una bella lettera questi genitori, e questo è un esempio di ciò che ti dicevo prima: mi sono immedesimata in qualcun altro assorbendo le sue esperienze come fossero mie”.

Ascolta qui "Mami Papi":


Amare se stessi ormai è quasi impossibile, vuol dire dedicarsi solo a sé stessi? Ma poi quello è egocentrismo. Io non ho capito ancora cosa significhi amarsi, so cosa significa amare.

Io mi sono fatta molto del male con le mie scelte, credo solo di aver imparato a decidere da sola quando rischiare di andarmi a schiantare, e quando non vale la pena” mi confida.



È amor del vero quello che muove Madame, quando glielo dico lei si fa ancor più seria: “Io non ho mai sopportato la finzione, amo ciò che è vero, ciò che ha un racconto.

Io non penso spesso da sola, penso quando parlo o quando scrivo perché cerco il confronto con un foglio o una persona. Per anni non sorridevo nelle foto, perché non mi piaceva il mio sorriso. Ora sono arrivata a capire che non dovevo tentare di nascondere ciò per cui mi attaccavano, a partire dall’aspetto estetico: ora non mi faccio più problemi a sorridere nelle foto, non me ne frega più un cazzo, perché mi devo apprezzare così” poi scoppia a ridere: “Ho persino iniziato a guardarmi allo specchio e dirmi davanti a tutti: “Ma quanto cazzo sono figa”, perché alla fine la vita è uno stato mentale: se mi convinco di essere una figa pazzesca e di spaccare tutto, poi vado a Sanremo e sono una figa pazzesca e spacco tutto”.


Poi continua a raccontarmi, sorridendo: “Ti dico solo che nel mio primo videoclip, che si chiamava “Bimbo”, pretesi che fosse interamente girato senza che venissi inquadrata in volto: mi presentai con i capelli piastrati ed una frangia per nascondere il viso. Poi andando avanti sono migliorata, anche perché non sarò una top model ma ho i miei pregi”.

Ascoltando il disco, poi, le dico chiaramente che percepisco una profonda solitudine, che rimane sempre presente sullo sfondo, anche quando si è con altre persone.

Convivere con la solitudine è un’arte che può portare alla salvezza e quando lo dico lei ribatte: Ti riporto l’esempio della storia di “Un Uomo” di Oriana Fallaci: quando il suo compagno uscì da quella cella di 2 metri per 2 in cui era stato rinchiuso per anni, una volta all’esterno il primo istinto è di rientrare nella cella” si interrompe e continua.

Questa è la mia storia: io sin da bambina sono sempre stata molto sola, però poi crescendo ho iniziato ad amarmi, a valorizzarmi e a fidarmi di più. La solitudine è diventata un mio punto di forza: quando mi sento molto bene o male, scappo per stare da sola, la solitudine è il mio luogo fondamentale per curarmi e rigenerarmi. Però è sempre una scelta, ho questa grande fortuna e te lo dico quasi con imbarazzo perché mi sento come una miliardaria che parla di fronte a dei senzatetto: molte persone sono sole e sarebbe facile dire che lo sono anch’io ma no. Non lo sono”.


“Cos’è che ti disorienta nei rapporti e nelle relazioni?” le chiedo incuriosito.

"La quantità. Quanto io ti do, quanto tu mi dai. Quanto ci diamo subito e quanto poco ci diamo.

È una mia ossessione, ma, quando una persona mi dà poco, la rincorro, se mi dà troppo mi allontano, ma se mi dà il giusto io le vorrò tantissimo bene, ma per questo è difficile avere una relazione con me: è questione di millimetri”.


È sempre importante avere l’appoggio di queste persone, anche nel proprio sviluppo artistico. Le chiedo quale sia stata la prima persona che abbia creduto in lei e mi dice:Mio padre è il fan numero uno della vita, mia madre velatamente e con la paura che mi monti la testa, mia nonna da quando mi ha visto sul giornale e anche la mia migliore amica, poi Sugar e tutto il team.

Ma se devo dirti la prima persona che ha creduto in me è stato Bias, il mio producer.

Ci conosciamo dal 2018, ha prodotto tantissime tracce del disco, ma conta che avevamo litigato perché gli dissi che le sue tracce non andavano bene: Io stavo andando avanti ma lui non riusciva rinnovarsi” e scoppia a ridere, “Dopo poco meno di un anno ci siamo riconciliati: andavo in studio da lui a registrare sui beat degli altri e lui diceva “Che bomba sto beat, posso farti sentire il mio?” io per spronarlo gli dicevo “Sì, fammi sentire ma sai che non posso scrivere sui tuoi beat” e alla fine mi ha prodotto molte tracce del disco e ne sono molto felice, perché ci siamo aiutati sempre”.


Siamo arrivati alla fine dell’intervista, ma io voglio concentrarmi sulla fine del disco: ““Vergogna” è una canzone di cui c’era bisogno, perché mette a nudo proprio quelle forme di difficoltà, giudizio e difetti: tu come ti sei sentita quando la hai scritta?” le chiedo.

“Vergogna” l’ho scritta perché Bias pensava che il beat non fosse figo, e io gli ho detto “Ma guarda che è una figata, ora ci faccio una hit così ti faccio vedere…”.

Mi sono resa conto di ciò che avevo scritto solo dopo aver terminato il pezzo, “Vergogna” è la parte più infantile di me che esce, perché tu da bambino ti fai un po’ male, poi urli 3 volte più forte di quello che dovresti solo per attirare le coccole e l’amore della mamma.

“Vergogna” non è stata scritta per attirare le attenzioni, anche perché dopo la fama di attenzioni ne ho anche troppe, ma nel momento in cui la ascolto mi rendo conto che si sta “sfamando” quella parte di me che a 9 anni urlava 5 giorni per un ginocchio sbucciato” mi dice sorridendo.

Ascolta qui "Vergogna":


Per concludere le chiedo di raccontarmi quali siano le sue paure e le sue speranze. Lei ci riflette un po’ e mi dice con un fil di voce: “Ho tanta paura di voler morire, non è paura di morire, è paura di desiderarlo. Pensa che quando ero più piccola, uscivo a fumare sul terrazzo, e avevo il terrore che nascesse inconsciamente in me la voglia di buttarmi giù. È un qualcosa che mi accompagna sempre”. Si ferma un attimo, sospira e conclude: “Le mie speranze più grandi invece, ambiscono alla salvezza, che le persone che amo e anche quelle che non amo, possano sentirsi al sicuro”.


Nel salutarla le faccio promettere di farmi sapere come si sentirà una volta uscito il disco. Ieri ho ricevuto un suo messaggio, in cui mi dice che, nonostante un’iniziale paura di condividere così tanto la parte più intima di se stessa, in realtà quell’apertura ha permesso a un pubblico più ampio di comprenderla e di comprendere problemi, paure e speranze che sono molto più diffusi di ciò che normalmente possiamo pensare.


Io personalmente ne sono contento: quello di Madame è un disco che fa bene alle persone che lo ascoltano e quella di Madame è un’anima da preservare. Ad ogni costo.

Ascolta qui "Madame", il primo disco di Madame:

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Autore:
Federico Maccarrone
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