Italia

Cos’è una società di gestione collettiva del diritto d’autore?

Se sei un artista non puoi non saperlo.

Articolo di
Stefano Gandelli
on
13
-
06
-
2020

Le società di gestione collettiva del diritto d’autore – si legge sull’Enciclopedia Treccani - esercitano i diritti patrimoniali d’autore per conto di una pluralità di titolari nei confronti degli utilizzatori delle opere dell’ingegno

Ogni brano, in sostanza, per essere utilizzato in qualsiasi altro contesto al di fuori dell’ascolto privato, necessita il previo pagamento di una licenza. Vuoi fare un Dj set? Dovrai pagare il diritto d’autore di quei brani. Vuoi utilizzare una canzone in un film? Stessa cosa.

Tanto per fare un esempio con qualche numero, se volete organizzare una festa di compleanno con della musica è necessario pagare i diritti delle canzoni utilizzate. Se nel party è prevista musica dal vivo con meno di 200 invitati la tariffa sarà attorno ai 79€, mentre se è previsto un dj o semplicemente la riproduzione di musica con delle casse, la cifra si aggira attorno ai 24€.

Pensate se in questi giorni in cui dobbiamo restare a casa – afferma Mogol, attuale presidente della SIAE - non avessimo la musica, i film, la letteratura e le altre arti a tenerci compagnia. La cultura è una medicina potente, per resistere e per ripartire

Questo serve ovviamente a tutelare gli artisti e gli autori, a proteggere la loro proprietà intellettuale e a garantire che ciascuno ottenga una retribuzione ogniqualvolta vengano utilizzate le loro opere da terzi.

L’origine delle società in Italia

Facciamo però un passo indietro e cerchiamo ora di capire perché esistono queste società.

Tutto nasce dall’esigenza di risparmio da parte degli artisti. Il singolo andrebbe incontro a notevoli spese per poter gestire tutte le licenze legate ai propri lavori. Affidare tutto ad una gestione collettiva permette non solo di ammortizzare i costi, ma anche di renderne più fluido ed immediato il controllo.

Quando parliamo di diritto d’autore -spiega Giuseppe Sanseverino, docente universitario che da anni lavora in questo campo - parliamo di un rapporto a tre: da una parte c’è l’utente, poi l’impresa culturale e infine l’artista. I tre litigano: l’utente cerca sempre un escamotage per non pagare; l’impresa culturale vuole solo massimizzare i profitti, tagliando sui costi; l’artista è costretto a schivare i colpi degli altri due per garantirsi una remunerazione per la propria attività creativa

In tutta Europa, fin dagli ultimi decenni del diciannovesimo secolo, si è fatta sempre più forte la necessità di tutelare tutte le opere d’ingegno e, di conseguenza, la creazione di queste società è stata del tutto spontanea. Inoltre, tramite queste associazioni, ogni stato aveva anche modo di incentivare la produzione artistica nazionale, così da aumentarne il prestigio a livello globale.

In Italia, questo tipo di associazione è sempre stata indissolubilmente legata ad un solo acronimo: SIAE. La Società Italiana Autori ed Editori, che vanta ormai quasi 140 anni di servizio, si è da sempre imposta come unica alternativa per artisti ed autori italiani, ottenendo fin da subito il monopolio in questo settore.

Come funziona la SIAE?

La SIAE è una società pubblica alla quale è stata affidata la gestione dei diritti musicali e letterari, per cui le viene legalmente riconosciuto il monopolio.

É possibile iscriversi tramite due diverse modalità: associato o mandante. Entrambi hanno parità di diritti ma, a differenza del mandante, l’associato ha ulteriori benefici. Quest’ultimo può infatti prendere parte all’assemblea, così da contribuire attivamente alle decisioni aziendali e, eventualmente, scegliere i propri rappresentanti. In caso di emergenza inoltre gli associati hanno diritto a ricevere parte di un fondo sociale, atto a risolvere situazioni di difficoltà, temporanee o prolungate che siano.

Ovviamente questi benefici hanno un prezzo e, come è giusto che sia, agli associati verrà chiesta una quota di iscrizione più elevata. Esistono però, almeno per la SIAE, alcune agevolazioni. Chi è under 30 ad esempio può associarsi o conferire mandato gratuitamente.

È importante tenere a mente però che dopo 70 anni dalla morte di un autore, i diritti dei suoi brani decadono e questi diventano di pubblico dominio. Ciò vuol dire che tutto il repertorio di un determinato artista è utilizzabile in modo totalmente gratuito, senza alcuna necessità di pagamento di diritti d’autore.

SIAE vs Soundreef

In Italia la bolla è scoppiata quando, in seguito a numerose proteste, l’Antitrust ha avviato un’indagine.

Secondo Giorgio Assumma, presidente SIAE dal 2005 al 2010, nel 2009 oltre la metà degli iscritti alla SIAE percepiva una cifra minore rispetto alla quota versata per l’iscrizione. Questi costi di gestione così alti sono, secondo il giornalista Sergio Rizzo, da ricercare nell’elevato costo del personale, nei fondi pensione e nel patrimonio immobiliare da gestire. A fare chiarezza sulla vicenda è intervenuta anche l’Autorità garante della concorrenza che, dopo numerosi reclami, ha scoperto che la SIAE chiedeva imposte nettamente superiori rispetto alle varie controparti europee di altre nazioni.

Nel 2014, la comunità Europea dichiara tramite la direttiva Barnier che ciascun artista o autore dovrebbe essere libero di scegliere a quale società affidarsi e, implicitamente, obbliga gli stati europei a far cessare i monopoli nel settore, in favore di altri competitors. Il messaggio è stato ben recepito da tutti, tranne Italia e Repubblica Ceca, dove i rispettivi enti hanno continuato a mantenere il monopolio.

Un primo segno di cedimento dell’impero SIAE è avvenuto quando Fedez, nel 2016, decide di annullare la propria iscrizione in favore di Soundreef. Questa piattaforma, fondata dagli italiani Davide D’Atri e Francesco Danieli, ha sede nel Regno Unito e, rispetto ad altre società affini, non è statale ma indipendente. L’abbandono della SIAE è stato un gesto forte che ha spinto altri artisti come Gigi D’Alessio e Fabio Rovazzi a lasciare l’ente italiano in favore della sua controparte inglese.

Dal 2018, dopo minacce europee di multe a carico dell’Italia, la SIAE ha dunque perso il monopolio e in futuro fronteggerà anche la concorrenza.

Le indagini israeliane e l’alleanza

La SIAE non è rimasta con le mani in mano e pare abbia investito 400.000 € nell’agenzia israeliana Black Cube, una società privata di investigazioni. Il compito era quello di scovare lati oscuri della rivale inglese Soundreef. Dopo un inchiesta de “L’Espresso”, la SIAE si difende sostenendo che Soundreef non sia in grado di garantire una quota minima a nessuno, se non a pochi artisti selezionati.

Qui sembra che Soundreef – afferma il direttore della SIAE Gaetano Baldini - faccia campagna acquisti promettendo un minimo garantito solo a qualcuno, come a Fedez e D'Alessio, e che vincoli per più anni i suoi artisti. Tutte cose vietate dalla direttiva europea

La Siae fa dossieraggio, e scopre l'acqua calda – replica il presidente di Soundreef D’Atri - L'ipotesi di esterovestizione perché la società a Londra ha pochi dipendenti? Non sta in piedi. Noi paghiamo tutte le tasse dovute, siamo tranquilli”.

Le due società, dopo scambi reciproci di accuse, sono giunte ad un accordo nel 2018. Il sito di Soundreef riporta in cima alla relativa pagina che, per l’appunto, si tratta di un accordo e assolutamente non di un’alleanza, lasciando trasparire i rancori ancora molto forti verso l’ente SIAE.

Quale società è migliore?

Premessa: a questa domanda non esiste una risposta. Ognuno dovrà valutare singolarmente, a seconda delle proprie esigenze e necessità. Di seguito riporterò soltanto le differenze più apprezzate dai vari utilizzatori, ma l’obiettivo non è ovviamente quello di favorire una società piuttosto che l’altra.

Uno degli aspetti maggiormente apprezzati dagli utenti è la gratuità dell’iscrizione in Soundreef e la non esclusività del contratto. SIAE, d’altro canto, prevede il pagamento di una quota annuale, variabile a seconda della tipologia di contratto desiderato. Per approfondire, si rimanda al paragrafo “Come funziona la SIAE?”.

Uno dei punti più caldi è la differenza della retribuzione nella musica live. Da una parte, la SIAE garantisce all’autore il 70% degli incassi per ciascun live. Questi però vengono versati dopo circa un anno ed è complicato ricostruire esattamente il sistema di conteggio degli incassi. Il ricavato di ogni concerto infatti, assieme alla musica dei programmi musicali e alle dichiarazioni mal compilate, viene inserito in un “calderone” e ridistribuito poi tra i vari esecutori con diverse percentuali. Proprio queste suddivisioni sono spesso oggetto di diatriba poiché i Big guadagnano una percentuale maggiore a spese degli artisti più piccoli ed emergenti.

Soundreef invece utilizza un metodo analitico per il conteggio dei contribuiti live: i diritti d’autore non si basano sul guadagno dell’artista ma sul numero di canzoni suonate. Il pagamento inoltre, anziché arrivare dopo un anno, sarà caricato tramite PayPal sul conto entro tre mesi.

Ho scelto di affidarmi a Soundreef per la raccolta dei miei diritti d’autore – ha dichiarato Fedez - perché voglio sostenere chi è trasparente e fa della meritocrazia un valore fondante

Altro tasto dolente è la perdita della libertà di gestione. In SIAE infatti non è possibile decidere a chi fare pagare i diritti e a chi no. Il problema, seppur possa sembrare inutile, può essere rilevante in caso di eventi benefici. In quelle circostanze infatti, anche volendo, non è possibile rinunciare ai propri diritti ed è necessario chiedere specifiche autorizzazioni alla SIAE.

Soundreef permette poi di creare un account personale dal quale gestire in maniera trasparente i propri diritti. É possibile vedere lo storico dei concerti, il numero di canzoni suonate e valutare l’ammontare dei diritti dovuti. Questo, in SIAE, è sempre stato fatto recandosi di persona ai loro uffici e compilando numerosi moduli per, ad esempio, i vari borderò dei concerti. Va però detto che questo aspetto è sotto riforma anche in SIAE, tanto da permettere la possibilità di svolgere da circa un anno tutte queste pratiche online. Da questo punto di vista quindi la concorrenza ha portato ad un innovazione anche in un ente più tradizionale.

Bisogna però dare a Cesare quel che è di Cesare. Avere 140 anni di storia di sicuro aiutano, in particolar modo nell’estensione del catalogo. Questa vastità dà la certezza a ogni artista di vedere il proprio brano registrato, indipendentemente dal genere musicale di appartenenza. In Soundreef invece questo non sempre accade. Le canzoni qui vengono sottoposte al vaglio di un Music Supervisor, incaricato di valutare se un brano può o meno entrare a far parte del loro catalogo. Questa differenza, seppur di poca importanza per molti artisti, può rivelarsi di massima per altri.

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Stefano Gandelli
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