Estero

Siamo davanti alla fine del Dap?

Come la pandemia ha cambiato le nostre abitudini.

Articolo di
Stefano Gandelli
on
02
-
07
-
2020

Poco tempo fa mi è capitato di guardare un film nel quale i protagonisti indossavano delle mascherine. Fin qui, nulla di strano. La particolarità sta nel fatto che la cosa non mi è sembrata anomala e, anzi, non mi sono chiesto, su due piedi, il perché le stessero indossando.

Questa complicata parentesi pandemica delle nostre vite ci ha segnati e ha cambiato non solo il nostro modo di vedere le cose, ma anche il modo di relazionarci con gli altri. Le mascherine, ad esempio, sono entrate a far parte della normalità quando, fino a pochi mesi fa, era quasi impossibile trovare qualcuno che le indossasse. Prendiamo anche il saluto, una delle convenzioni sociali più diffuse in ogni angolo del mondo. Se prima si spaziava dagli abbracci ai baci, dalle strette di mano ai sorrisi, oggi, o almeno fino a poche settimane fa, l’unica alternativa era un timido “ciao” da dietro uno schermo.

Sembrerà banale, ma ogni saluto, in realtà, nasconde un messaggio ed è un importantissimo metodo di comunicazione non verbale. Tra le miriadi esistenti, il “dap” è forse uno dei più affascinanti. Per chi non lo conoscesse, può essere descritto come un’elaborata combinazione di strette di mano, pugni che si toccano, movimenti sinuosi e chi più ne ha più ne metta. Non esiste una ricetta standard, ognuno può personalizzarlo a piacere, rendendo unico il legame tra due o più persone appartenenti allo stesso gruppo.

Questo tipo di gesto, sebbene venga spesso usato come elemento parodistico nei film di ogni genere, ha in realtà radici profonde, specialmente nella società americana. Quello che viene da chiedersi è quindi se il dap, dopo il lockdown, sia arrivato alla fine dei suoi giorni.

Le origini vietnamite

Facciamo un attimo un salto nel passato. L’origine di questa forma di saluto, sebbene non ancora identificata con precisione, è certamente antica. Il professor Tyler Parry, studiando gli elaborati saluti della Sierra Leone, sostiene che quello fatto da quei popoli abbia un legame con quanto si è poi sviluppato negli USA in seguito alla guerra del Vietnam. Proprio il termine “dap” prende origine da un termine vietnamita che sta ad indicare “qualcosa di bello”. Il fotografo Lamont Hamilton associa a questo acronimo invece un significato più profondo, ovvero “Dignity And Pride”.

Il delicato scorrere del contatto pelle-pelle, le dita che si incrociano e gli schiocchi tipici alla fine del saluto – afferma Tyler Perry - sono presenti sia in esempi storici che moderni”.

La Guerra del Vietnam ha segnato certamente un punto di contatto tra passato e presente, permettendo a questa gestualità di ritornare in auge. Durante questo periodo le parole di Martin Luther King e di Malcom X infiammavano gli spiriti e il senso di aggregazione cresceva sempre più. Come abbiamo già visto nell’articolo dedicato, i durag hanno contribuito a creare questa idea di comunità e, in concomitanza, potremmo anche aggiungere il saluto dap. Una volta scoppiato il conflitto nel Sud-Est asiatico, tutte queste tradizioni sono state esportate in quel caldo paese, tra i ranghi dell’esercito.

Ovviamente, qualcosa doveva andare storto. I soldati bianchi, ad esempio, odiavano questo saluto. Si sentivano esclusi e, malgrado qualche goffo tentativo di emulazione, si è deciso alla fine di bandire il dap durante le ore di lavoro. È stato riportato almeno un caso accertato di un marine afroamericano che, avendo usato il dap “in servizio”, è stato poi tenuto per sei settimane in isolamento.

Passano alcuni anni, il conflitto finisce e, per certi versi, termina anche la chiusura mentale nei confronti di questo gesto. Una volta tornati a casa i veterani continuano ad utilizzarlo, impiantandolo nelle comunità e contribuendo al suo passaggio da “locale” a “globale”. Questa rivoluzione è avvenuta soprattutto grazie al mondo dei media, dai film allo sport, dalla musica alla televisione. Se da un lato questo è positivo, dall’altro svuota di significato questa stretta di mano. Come esempio vorrei prendere Predator, il grande classico dell’orrore uscito nelle sale nel 1987. In una particolare scena, un giovane Schwarzenegger stringe la mano a Carl Weathers, trasformando la cosa in una gara a Braccio di Ferro sospeso. La scena, per quanto potesse essere ad effetto per quel film, genera in realtà una visione distorta della cosa. Ricordiamo infatti che il dap era vietato nell’esercito, proprio da quella porzione bianca che qui sembra essere totalmente a proprio agio con questa forma di saluto.

Il rap come strumento sociale

Anche la musica, ovviamente, ci ha messo lo zampino. Il rap dagli anni ’90 ha ampiamente utilizzato il dap, soprattutto nei videoclip, facendolo entrare a pieno diritto in quel grande contenitore che è l’immaginario Hip Hop. Prendiamo ad esempio il brano "Roc Boys" di Jay-Z.  Nel video ufficiale, uscito ormai 13 anni fa, è ben visibile il concetto di personalizzazione, dove ogni coppia che si saluta utilizza una diversa combinazione di mosse, creando un linguaggio unico e conosciuto soltanto dalle due persone coinvolte.

Le strette di mano segrete – afferma la professoressa Marcyliena Morgan dell’Università della California - indicano l’esistenza di giovani pensatori neri, critici e creatori di linguaggio, cultura, arte e idee. In questo senso, riferirsi all’ hip hop come il fondamento di una istituzione per la cultura urban non è un’esagerazione”.

Altro esempio musicale degno di nota è 8 Mile, il film sul rap per antonomasia che vede come protagonista un giovane Eminem alle prese con il successo. In questa pellicola il dap è utilizzato in abbondanza, come nella clip riportata qui di seguito. Se il video di Jay-Z mostrava la personalizzazione del saluto, qui è ben chiaro il senso di comunità. La stretta di mano permette ad Eminem e ai suoi soci di sentirsi parte di qualcosa di più grande e, in un mondo periferico dominato dall’idea di “gang”, è indispensabile appartenere ad un gruppo piuttosto che ad un altro.

Questione di matematica

Questa personalizzazione del dap può coinvolgere non solo la sequenza di gesti ma anche la durata di questi. A tal proposito, lo storico James E. Westheider ha affermato che “Il dap è un intricato rituale di stretta di mano, che coinvolge numerosi gesti e movimenti […]. Ci sono infinite varianti di dap, e le più complesse possono andare avanti per oltre cinque minuti

Tra le infinite combinazioni di strette di mano e mosse con le dita, qualcuno si è però preso la briga di studiare matematicamente il problema. Il professore Geoffrey Beattie della Manchester University ha dunque ricavato nel 2010 la formula del saluto perfetto:

Ogni lettera corrisponde ad un particolare gesto. Ad esempio, la “e” corrisponde al contatto visivo e può avere un valore compreso tra 1, niente sguardo, e 5, sguardo diretto; la lettera “s” si riferisce alla forza della stretta di mano e così via. L’elenco completo di queste strane variabili si può trovare qui.

Le regole per uomini e donne sono le stesse – afferma il professore in merito alla perfetta formula del saluto – mano destra, una presa completa e una stretta decisa (ma non troppo forte) in una posizione intermedia tra sé stessi e l’altra persona. Palmi freschi e asciutti, approssimativamente tre oscillazioni con un livello di vigore medio, mantenuto per non più di due o tre secondi”.

Per chi non fosse particolarmente avvezzo alla matematica, c’è anche chi ha provato a spiegare il perfetto saluto in rime. Nel brano "The Art of Handshake" gli Hilltop Hoods ci raccontano il loro punto di vista sull’argomento, prendendo ispirazione proprio da questa formula. Particolarmente interessante è il significato “pacifista” dato al dap: chi lo usa infatti vuole esprimere non solo intenti amichevoli ma anche il fatto di essere disarmato.

La fine del dap è vicina?

Riprendiamo per un momento l’incipit di questo articolo. La fine del dap, ipotizzata anche dal giornalista Peter Rubin, potrebbe forse essere arrivata. La pandemia, l’uso sfrenato di mascherine e guanti, unito al terrore del distanziamento sociale sono certamente fattori critici che possono portare ad una radicale trasformazione di un gesto così comune. Strette di mano e abbracci, per quanto possano trasmettere un senso di amicizia, fiducia e fratellanza, potrebbero restare nell’ombra ancora per qualche tempo.

Ma questo, almeno dal mio punto di vista, non potrà di certo fermare la potenza del dap. Questo rituale è ormai parte di ciascuno di noi. Chiunque, seppur non in grado di rintracciare la fonte prima di questa ispirazione, ha creato dei saluti ad hoc per ciascuno dei propri conoscenti e queste sono cose che non si cancellano ma che, al massimo, vanno in letargo per tornare poi più forti che mai.

In questo articolo:
Share this article:
Autore:
Stefano Gandelli
Iscriviti alla newsletter
Grazie per esserti iscritto alla nostra newsletter!
Oops! Qualcosa è andato storto durante l'iscrizione.