Italia

Perché siamo sempre alla ricerca di nuova musica?

La risposta è nella nostra mente.

Articolo di
Damiani Francesco
on
22
-
06
-
2020

Chiudi gli occhi, schiaccia play, ed ascolta quella canzone che sembra essere stata scritta solo per te in questo preciso momento. Quella traccia che ti emoziona, quella in cui ti rivedi ogni volta, quella che se non ascolti da tempo e ti ricapita per sbaglio all’orecchio è impossibile non sorridere.

Ognuno di noi ne ha una, o magari più di una, e fanno parte della colonna sonora della nostra vita. Le canzoni hanno quella capacità unica di legarsi indissolubilmente alle nostre esistenze, divengono il colore di un ricordo, il calore di un amore; l’odore di un viaggio.

Questo articolo nasce dal cercare di capire come si aggiorna questa “playlist” della nostra vita, e soprattutto cosa ci spinge a farlo.

 

“Per me la musica è il colore. Non il dipinto.La mia musica mi permette di dipingere me stesso”.

David Bowie

 

Cercare musica nuova significa in un certo senso cercare qualcosa di nuovo che riguarda noi stessi. Ogni volta mettiamo alla prova le nostre sensazioni più intime, diventiamo metro e termometro della canzone che andiamo ad ascoltare per la prima volta. Tutto ciò che ci piaceva,che amavamo, che ci faceva ridere o emozionare, viene messo in discussione nell’arco di qualche centesimo di secondo. Il piacere che proviamo ad ascoltare la nostra canzone preferita viene spiegato dal punto di vista neurologico: il nostro cervello infatti altera la connettività tra aree celebrali uditive e l’ippocampo (responsabile della memoria e del consolidamento delle emozioni),rilasciando dopamina, sostanza considerata causa organica delle emozioni più intense. Questo è il motivo principale per cui le neuroscienze ci dicono che la musica, in quanto forma d’arte, è così indissolubilmente legata alle nostre risposte emotive.

 

Al contrario quando ci capita di ascoltare qualcosa per la prima volta, il nostro sistema nervoso cerca di carpire nuovi schemi nel mondo, e la cosa cambia completamente. Il cervello infatti è un organo plastico, capace di schematizzare, apprendere e assimilare, quando ascoltiamo nuova musica una rete di neuroni della corteccia uditiva contribuisce alla prima catalogazione degli schemi musicali. Questo processo corrisponda ad un esercizio per il nostro sistema nervoso, e più questa mappatura risulta difficile, minori schemi o ancoraggi abbiamo per codificare, più il nostro cervello andrà in sforzo, e in una confusione dovuta alla sovrapproduzione della suddetta dopamina. In parole povere più la musica che cerchiamo si allontana da ciò che già conosciamo, più risulterà faticoso ascoltarla. Proprio per il modo in cui il sistema uditivo apprende nuovi schemi dunque, ci rendiamo inconsciamente conto che tutto ciò che già sappiamo è molto più piacevole di ciò che potremmo scoprire. Si potrebbe pensare, a ragion vedute, che il nostro cervello sia impostato per combattere tutto ciò che non è familiare: “Siamo costruiti per aborrire l’incertezza della novità”, scrive il saggista statunitense Lehrer

Il binomio amiamo ciò che conosciamo e conosciamo ciò che amiamo potrà sembrare scontato, ma è sempre estremamente attuale.  

Non c’è da stupirsi dunque se ogni nuovo genere musicale, che segna una rottura netta con tutto ciò che c’era stato fino a quel momento, abbia faticato non poco a prendere piede.

 

Il jazz, il rock, la disco, il rap, ora la trap, sono esempi di quanto tutto ciò che è innovazione musicale abbia bisogno del giusto tempo per essere compreso, digerito, e poi storicizzato. Il processo ricorda la rottura e lo scontro tra un figlio adolescente e sua madre, in cui il ragazzo ha bisogno di marcare una propria identità spesso in completa rottura con quella della sua progenie.

  

Cercare nuova musica è dunque un esercizio assai difficile, e non solo dal punto di vista neurologico. Riuscire nella realtà di tutti i giorni a preservare anche solo un piccolo spazio da dedicare alla ricerca può rivelarsi davvero complicato: gli impegni quotidiani, una vita frenetica, lo studio, il lavoro, l’ossessiva trasmissione di musica a cui veniamo sottoposti volenti o nolenti, non ci lasciano il giusto spazio per poter cercare qualcosa di nuovo. Viene dunque istintivo rintanarsi in ciò che è consuetudine e sicurezza.

Mai come in questi periodi di quarantena ci siamo ritrovati per forza di cose a passar molto più tempo del solito con noi stessi. Per quanto l’immobilismo e la staticità l’abbiano fatta da padroni per lunghi mesi, spero che questo periodo ci abbia fatto capire che il mondo ha comunque continuato a girare, e che il tempo non è sempre e solo scandito dagli eventi che lo riempiono. E quando ci si rende conto che il tempo scorre nel suo senso unilaterale, che non siamo più le stesse persone della canzone che sembrava scritta per noi alle superiori, o che avremmo dedicato al nostro primo amore, ecco che si dovrebbe svegliare in noi il nostro “avanguardista sopito”.Con il termine avanguardia si intendono quell’insieme di comportamenti o di opinioni intellettuali, soprattutto in ambito artistico e letterario, più innovativi, estremi, audaci e in anticipo sui gusti e le conoscenze. Ecco, la nostra parte avanguardista dovrebbe sollevarsi contro ciò che è staticamente piacevole e andare alla ricerca di qualcosa di nuovo, che riesca a descrivere ciò che siamo noi ora e subito. L’odore della crostata della nonna rimarrà unico e inconfondibile, ma magari, avendo l’ardire di assaggiare, il nostro piatto preferito è diventato il sushi, o un risotto al tartufo bianco.

Detto questo vi auguro buona fortuna e buon viaggio alla ricerca di nuova musica, e per quanto potrò sembrare inizialmente faticoso, datevi la possibilità d’incontrare quella nuova canzone che parla al vostro nuovo io. E se è vero come vero che non tutti gli amori sono uguali, è giusto trovare per ognuno di esso la colonna sonora più adatta ad accompagnarlo. D'altro canto ci sarà sempre nuova musica ad attenderci appena poco più in là della nostra comfort zone, poiché l'artista, proprio come l'ascoltatore, in quanto umano sarà sempre qualcosa di diverso e in eterno mutamento; almeno fino a che questa terra continuerà a girare.

 

 

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Autore:
Damiani Francesco
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