Interviste

Mattak ci ha raccontato il suo esordio con "Riproduzione Vietata"

In occasione dell’uscita del suo primo disco, abbiamo intervistato Mattak.

Articolo di
Ismail Ezzaari
on
06
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07
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2021

Ho scoperto Mattak nel momento in cui il rap italiano pensava di essere al massimo della crescita, ma non era consapevole di quanto sarebbe cambiato ed esploso negli anni avvenire. Era il 2014 e questo rapper originario del Cantone Ticino, classe ’94, aveva stupito il pubblico con una strofa, cantata ad una velocità sorprendente, dall’altissima densità di rime ed incastri. Quella strofa realizzata per il “Join The Crew” contest è valsa la vittoria a Mattak, con conseguente inserimento nel “Machete Mixtape 3”.

Nel momento in cui mi risponde e la connessione si stabilizza, scorgo alle sue spalle diverse locandine di concerti e serate Hip-Hop, tra i vari nomi ci sono quelli di Kiave, Murubutu e molti altri, più difficili da mettere a fuoco. Gli eventi, le jam, i DJ-set ed i festival sono, secondo me, per un artista buona parte della gavetta, e di gavetta Mattak ne ha fatta tanta.

Oggi, sette anni dopo, arriva il suo album d’esordio e gli chiedo perché ha fatto passare così tanto tempo, perché proprio adesso e quando è nata l’idea di questo progetto.

“Io penso che in passato non fossi abbastanza maturo per fare un disco. Ero anche un po’ immobilizzato, non ho mai scritto con grande frequenza, non l’ho mai visto come un lavoro, ma sempre come un hobby. Quando ho realizzato che potevo farlo e potevo renderlo il mio lavoro mi sono messo sotto, ho cambiato mood ed eccoci qua.” Mi introduce Mattia prima di passare al racconto dell’album:

“L’idea di questo disco ce l’ho da almeno sei anni, ma mi ci sono messo d’impegno negli ultimi due. L’idea di “Riproduzione Vietata”, che è una citazione al quadro “La Reproduction interdite” di Renet Magritte, mi è venuta tre anni fa mentre ero a casa di un amico pittore e l’interpretazione del dipinto mi ha ispirato per fare un disco su quel concetto”. Nel momento in cui nomina Renet Magritte mi incuriosisce ancora di più e mi faccio spiegare bene l’interpretazione del quadro:

"Il quadro raffigura questo soggetto che si guarda allo specchio, ma invece di specchiare il suo volto lo mostra di spalle, questo rappresenta il non riconoscersi e l’essere spaesati. Questa cosa mi accompagna da anni e il disco si incentra proprio su questo”.

Ascolta qui "Starlight":

La deviazione artistica mi ha distratto da una cosa detta all’inizio da Mattak, “non l’ho mai visto come un lavoro, ma sempre come un hobby”, gli domando quindi di raccontarmi cosa faceva tra un singolo e l’altro, quando non faceva musica a tempo pieno.

“Ho lavorato e ho fatto anche il servizio civile perché in Svizzera la leva militare è obbligatoria, quindi se non la fai devi fare il servizio civile per un anno. Ogni tanto scrivevo, ma poco perché ho sofferto di immobilismo e non riuscivo a scrivere quando mi mettevo per farlo mi venivano tanti pensieri in mente che non ce l’avrei fatta e quindi continuavo a fermarmi. La paura di rendermi conto che io non ho un vero talento e mi è andata tutta di culo si chiama “Sindrome dell’impostore”, la paura di fallire e realizzare che non avevo un vero talento mi paralizzava”.

Immobilismo. É una delle prime cose di cui Mattak parla nel disco, ma è riuscito a superare questa condizione? E se si, come?

“Io penso di averlo risolto e gli ultimi progetti me ne stanno dando conferma. Il mood di vederlo come un lavoro e aprire il rubinetto fino a che non esce acqua limpida è la soluzione, anche se inizialmente ciò che esce ti fa schifo” espone lui con tono sicuro e consapevole.

Mattak ha uno stile aggressivo, controverso e critico. Nel disco, però, dice che forse un giorno starà bene e scriverà leggero e il prossimo quesito è proprio in merito a questo passaggio. Cosa ti manca per stare bene?

Lui ride e poi comincia a parlare “Io spero che non siano i soldi. Io penso che per scrivere leggero devi stare bene, però allo stesso tempo quando stai bene perdi un po’ di qualità nella scrittura. Le cose più forti e sentite anche dal pubblico vengono fuori quando non stai bene. Io penso che l’arte venga dal malessere” afferma in modo convinto, ma allo stesso tempo combattuto.

Ascolta qui "L'Anima Giusta":

Passiamo a parlare di influenze, cosa ascolta Mattak nel suo privato e cosa invece ha influenzato la produzione del disco?

“Sono due cose molto discostate; quello che ascolto e quello che mi ha ispirato per il disco. Io ascolto molto rap francese, adesso per esempio sono sotto con Freeze Corleone. Il mio disco però non corrisponde per niente a quello ascolto, per scrivere mi sono ispirato più alla struttura e al mood di un Salmo o di un Clementino, per come costruiscono un album. Volevo fare un disco fluido e che ogni traccia fosse diversa per un risultato finale che non stanchi. Io inoltre sono ossessionato dalla metrica e dalle rime, il disco punta molto su quello, per quanto io abbia anche curato molto il sound. Alcune tracce potresti anche pensare che siano uscite nel 2012. Io non voglio seguire la wave e quello che va adesso ma fare il cazzo che voglio” mi dice, per poi fare una breve pausa prima di concludere:

“Io ho osservato molto quello che sta uscendo ed è uscito ultimamente, dalla trap alla drill, ma adesso volevo fare un disco così, anche se qualcuno potrebbe pensare che non è il momento adatto”.

Il rap svizzero italiano, nel corso della storia, ha sempre vissuto un’esclusione dalla scena italiana, fatta eccezione per alcuni rari casi, ma ora Mattak sembra avere altri piani per cambiare questa situazione. Gli domando come si considera rispetto alla scena svizzera-italiana e come, invece, si interfaccia con quella della penisola.

“Il portavoce del rap della Svizzera italiana per molto tempo è stato Maxi B, io penso di esserlo attualmente. Il mio obiettivo è rappresentare la svizzera italiana nel mercato italofono. La domanda che mi faccio è: perché in altri paesi si ascolta musica, nella stessa lingua, ma proveniente da altre nazioni mentre in Italia la Svizzera italiana non viene considerata? Il mio obiettivo è far entrare la Svizzera nel mercato italofono, ci devono essere molti altri artisti” risponde Mattia in maniera convinta.

In risposta alla sua affermazione gli chiedo se queste motivazioni sono le stesse per cui ha deciso di includere soltanto, o quasi, suoi amici all’interno di “Riproduzione Vietata”.

“Esatto. Partendo dal presupposto che non mi piace fare collaborazioni campate per aria e che non abbiano un senso, cosa che vedo molto nel mercato. Piuttosto che fare la traccia con il featuring che mi fa comodo preferisco fare il pezzo con Funky Nano, che ci incontriamo e stiamo in studio insieme e viene fuori una cosa dove c’è sintonia vera. Mi è piaciuto anche far emergere alcuni esponenti della scena svizzera che in Italia non sono conosciuti” argomenta lui.

Nel progetto l’unico outsider sembra essere Murubutu e a questo punto sono intenzionato a scoprire perchè è stato incluso proprio lui e come sia nata la traccia. Mattak mi risponde senza esitare:

“Avevo questo beat di DJ Fastcut, avevo l’idea di fare un pezzo con Murubutu, ma non sapevo esattamente di cosa parlare e non volevo sprecare il beat. Io ho avuto un periodo in cui ascoltavo solo Murubutu, ero super fan e per me questa collaborazione è sacra ed ha un significato importantissimo”.

Ascolta qui "Narciso" con Murubutu:

Considerando la tipologia di progetto e il target che sembra avere, cosa si aspetta Mattak da questo album? Lo vede come l’inizio di un nuovo percorso o un punto d’arrivo?

“Tutte e due, io sto coronando tutti questi miei anni di gavetta e secondo me questo è il risultato cristallino di tutto l’impegno che c’ho messo. Allo stesso tempo è chiaro che questo sia solo un tassello e adesso si continua con un altro capitolo, ora ho capito come si fa un disco e non sono più spaventato dal pensiero di realizzare un album. Ora questo è il mio lavoro e sarò sicuramente più presente.”

“Ho intenzione di trasferirmi a Milano entro la fine dell’anno. Cominciare un nuovo percorso e una nuova vita li”.

Mattak ha le idee chiare su come vuole fare le cose. Io, però, vorrei anche sapere cosa vuole trasmettere esattamente al suo pubblico con questo disco:

“Io voglio trasmettere diverse cose; impegno, qualità, disagio e sofferenze. Inoltre voglio che ognuno sia libero di essere stesso, che non ci sia una sola wave ma bisogna crearne cinquanta, un mercato dove ci sono diversi tipi di rap” mi risponde lui guardandomi negli occhi, dall’altra parte dello schermo.

In tutto questo tempo sono cambiate tante cose e sono arrivate tante novità all’interno della scena italiana e la musica è cambiata molto da quando ha fatto la sua comparsa Mattak. Lui, però, non ha avuto la necessità di pubblicare costantemente singoli, EP o album. Gli domando se ha avuto paura di essere dimenticato e come, oggi, si relaziona a questo aspetto del mercato.

“Io ho avuto paura che la gente si dimenticasse di me, ma questa cosa non è comunque più importante di fare roba di qualità che ha bisogno di tempo. Non mi interessa rompere il cazzo ogni anno con un disco, preferisco aspettare di più per fare un disco che duri anche di più. Non condivido questo ritmo frenetico di uscire per forza”.

Ascolta qui "eviL" con Sinister Jerry:

Prima di concludere e salutarci c’è una persona con cui non ho ancora parlato, l’alterego di Mattak, Sinister Jerry. Gli chiedo cosa rappresenta e quali sono i suoi progetti per il futuro.

"Sinister Jerry è la mia parte cattiva, il riflesso delle mie patologie e dei miei disagi. È una voce che viene fuori in modo crudele e dice quello che non posso dire con l’altro nome. È una citazione a quello che ha fatto Mac Miller con “Delusional Thomas”. Sto già pensando anche ad un EP come Sinister Jerry” mi rivela Mattia parlando del suo doppelgänger.

Dopo esserci salutati, e avergli fatto gli auguri per il lancio del disco, rimango qualche minuto davanti allo schermo a pensare a quanto impegno e passione ci metta Mattak in quello che fa. Non so dire se riuscirà a fare quello che si è prefissato, ma mi ha colpito l’idea che possano esserci più di cinquanta wave diverse contemporaneamente, che accontentino ogni gusto e feticcio del pubblico, senza il bisogno di omologarsi o dover cercare la particolarità nel sottobosco della musica italiana o all’estero.

Ascolta qui "Riproduzione Vietata" di Mattak:

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Autore:
Ismail Ezzaari
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