Interviste

Il momento di Vaz Tè è arrivato

Con VT2M il rapper di Genova si prende tutto ciò che gli spetta. L'intervista.

Articolo di
Maddalena Ansaloni
on
11
-
09
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2020

Erano più di tre anni che i fan di Vaz Tè e della Wild bandana aspettavano questo mixtape. Tre anni di attesa e curiosità alimentata da progetti, featuring, collaborazioni. Tre anni in cui la scena genovese si è affermata nel Rap game diventando una delle realtà più in vista d'Italia. Adesso VT2M è finalmente uscito e ci racconta la Wild bandana dal punto di vista di un altro dei suoi capi, Alessandro, con cui abbiamo scambiato qualche parola in occasione di questa uscita.

“È stato abbastanza unico come procedimento perché dopo 3 anni potevo anche ritrovarmi senza ascoltatori” spiega Vaz, “invece tra i vari feat sono riuscito a mantenere l'hype e questo fa tanto secondo me. Perché mantenere l'hype solo con singoli e attraverso un personaggio che non uso e che non ho significa avere dei fan interessati alla mia musica, quindi mi fa ancora più piacere farla uscire”. Poi chiarisce sull'annuncio del Mixtape: “L'annuncio non ufficiale è stato dato alla fine di un live in situazioni goliardiche e magari anche un po' alticci” ride. “Quindi questa leggenda che l'ho annunciato tre anni fa deriva da questo probabilmente.”

Gli chiedo quanto è diverso il mixtape che abbiamo ascoltato in questi giorni rispetto all'idea originale. “Non tanto diverso in realtà” risponde. “Ci sono tracce di qualche anno fa, e non ti dico quali. Tre anni li ricopre però non è la Bibbia che è stata trascritta 10.000 volte” ridiamo. “Più o meno quindi è sempre lo stesso, ogni tanto quando scrivevo qualcosa che mi piaceva, che rappresentava il mio livello, la mettevo dentro. Di certo mi rappresenta di più. Dalla prima traccia, che parla di tempi più antichi, all'ultima, che racconta di ora che è uscito il disco e chiedo scusa.”
 
Benedetta è il singolo che ha anticipato il disco. Izi nella sua strofa elenca ciò che per lui, nella sua vita, è benedetto. Invece Vaz? A chi o a cosa lo dedica il potente messaggio di questa canzone?” chiedo e Vaz risponde: ”Io lo dedico alla verità. Mi rendo conto che il pezzo possa sembrare molto più studiato di quanto in realtà sia, c'è venuto naturale, non volevano essere seri, né pregare, né niente. Poi è uscita una canzone diversa dal solito. L'hanno chiamata un inno alla vita e su quello posso essere d'accordo, trasmette un messaggio potente, di certo non qualunquista.”

“Lo sfondo dei tuoi testi è quasi sempre Genova. Cosa pensi ti abbia dato, nel bene e nel male fare di questa città?” domando. “Noi ci siamo trovati dentro” spiega Vaz. “È  il nostro habitat, come per altri lo è la loro città. Non so se derivi tanto dai genovesi in sé che son sempre stati storicamente un po' ostici... diciamo che siamo molto coesi e quindi Genova si presta proprio ad essere descritta, sia nelle forme architettoniche, sia nelle forme sociali nei problemi e tutto.”

Riferendomi alla Scuola Genovese gli chiedo come vive il legame con il passato artistico della sua città. “Il legame con la Scuola Genovese ci potrebbe anche essere ma non sono in grado di comprovarlo” ride. “È sicuramente un paragone che a sentirlo ci fa onore, a tutti. Siamo tutti onorati anche solo in minima parte di poter dire di portare avanti questo tipo di cantautorato genovese. Però non me la sento di dirlo io. Magari portiamo l'eredità in un contesto e momento storico diversi, la traduzione delle canzoni che facevano loro. Un punto in comune è che portiamo sempre alto il nome di Genova”. Sottolinea Alessandro.      

Portando l'argomento sulla Wild bandana gli chiedo cosa ha significato, e significa tutt'ora per lui, fare parte di questa crew. “Significa che non sono da solo nel Rap game” afferma. “Abbiamo avuto la fortuna di ritrovarci insieme in giovane età e di portare avanti la nostra passione fino al promuovere dischi, ad arrivare in risonanza nazionale. Con Wild bandana è come essere in una squadretta d'eccellenza che arriva in serie A”. Poi fa un salto indietro: “Io personalmente ho conosciuto Tedua tramite un in amico comune. Noi eravamo intorno ai 18/17 anni e lui ne aveva 16. anche III Rave lo abbiamo raccattato che aveva 15 anni quindi giovanissimo, sangue uguale.”

“Com'è la sensazione di partire da così giovani con una crew e, dopo un po' di anni, guardarsi intorno e vedere che ce l'avete fatta? Sia insieme che da soli. C'è stato un momento in cui lo hai realizzato?” chiedo. “È molto stimolante per il futuro perché penso che, per quanto mi riguarda, non posso parlare come presidente di una squadra” ride, “non è ancora finita qui, dove siamo arrivati e dove sono arrivato. C'è ancora tanto da fare anche come Wild bandana secondo me. Vorrei dare voce a un lavoro di gruppo il prima possibile, una compilation di tracce Wild bandana che porti un prodotto di tutti noi, al posto dei nostri soliti featuring.” Poi continua:”Per quanto riguarda l'avercela fatta io personalmente non penso ancora di avercela fatta... magari ce l'avessi fatta. Diciamo che c'è stato un momento in cui ho capito che non potevo più tornare indietro e che dovevo andare avanti per la mia strada. Non mi piace molto autocelebrarmi per dove sono arrivato, non mi appartiene più di tanto sinceramente. Piuttosto preferisco autocelebrarmi per come rappo, per la mia musica".

Di certo una delle particolarità che più caratterizzano Vaz tè, già dal nome stesso, è la continua presenza di metafore calcistiche. Gli chiedo cos'hanno in comune il Rap e il calcio. “A me piace la tecnica, in entrambi i campi” sottolinea. “E al giorno d'oggi diciamo che il calcio sta subendo un'involuzione da quel punto di vista. Ormai la tattica è sopra la tecnica perché il gioco europeo predilige giocare su schemi, su teoriche, sul fisico dei calciatori piuttosto che sui piedi e sulla testa.  Diciamo che nel rap io mi sento un calciatore tecnico, uno di quelli col numero 10 capito? Che deve fare la differenza, e deve sbattersi. Poi io ho cominciato in strada con entrambi, quindi il pallone giù in piazzetta e rime giù per strada”.

“Cambiando argomento, nel mixtape è presente anche un feat internazionale. Raccontaci di com'è nata questa collaborazione” chiedo e Vaz spiega:”Sav l'ho beccato su instagram, in periodo di quarantena. Io essendo un ascoltatore della scena inglese tra i vari contatti avevo lui e niente, gliel'ho proposto, gli ho mandato il pezzo e gli ho spiegato del mixtape. Lui mi ha mandato le bandierine dell'italia e, insomma, ho inteso che avesse capito” ridiamo. “Siamo diventati amici, anche se ci parliamo per quello che possiamo. Dopo poco me l'ha mandata, me l'ha mandata e ha spaccato.”    

Per finire gli chiedo se ha altri progetti già in cantiere, “Guarda mentirei se ti dicessi che c'è già qualcosa, se apri il cantiere è vuoto” risponde Alessandro. “Sappi però che io sono in grado di aprirlo nel giro di una settimana un cantiere. Sicuramente non è mia intenzione dormire sul fatto che ho fatto uscire un disco e anzi, approfitterò del momento per battere il ferro finché è caldo e proporre qualcosa ai miei fan, senza farli aspettare 4 anni”. Ci saluta con questa frase Vaz tè, lasciando prospettare un periodo che si preannuncia come intenso per lui e la Wild bandana. Genova intanto continua a lasciare forte la sua impronta su questo 2020.

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Autore:
Maddalena Ansaloni
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