Estero

Dischi rap, chi sono i migliori illustratori?

Come una copertina può rendere un disco immortale

Articolo di
Stefano Gandelli
on
14
-
07
-
2020

Mi sono sempre chiesto a cosa sia dovuto il ritorno dei dischi in vinile. Da appassionato, sono più che felice di assistere alla ristampa di classici introvabili o molto costosi, resi ad un prezzo più accessibile. Quello che però mi incuriosisce è il motivo che si cela dietro a questo fenomeno.

Tra le possibili spiegazioni, mi piace pensare che una di queste sia la possibilità di gustarsi in un formato “grande” le copertine dei nostri album preferiti. Pensiamo per un attimo all’iconica copertina di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, uno dei capolavori dei Beatles. Come è ben visibile dall’immagine sottostante, l’enorme quantità di volti e dettagli si perde se si osserva in un piccolo formato come può essere quello di un CD o di un servizio di streaming. Al contrario, il vinile permette di ammirarne ogni dettaglio e di gustarla così come è stata concepita in origine.

Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band -The Beatles

Questo stesso discorso penso si possa applicare anche al mondo dell’Hip-Hop, un panorama musicale enormemente vasto e cha regalato, nel corso dei decenni, numerose copertine degne di essere chiamate “opere d’arte”.  Se da una parte abbiamo quindi delle cover iconiche, dall’altra abbiamo qualcuno che le ha realizzate: fotografi, illustratori, artisti e visionari che hanno messo la loro arte al servizio del rap.

Andiamo quindi a vedere insieme chi si cela dietro alle più grandi copertine della storia e come questi personaggi abbiano influenzato un intero immaginario.

DANNY HASTINGS – Il veterano

“Ero capace di definire un look e un sentimento per ciò che descrivo come la visualizzazione dell’Hip-Hop”.

Da sinistra: Illmatic - Nas; Ironman - Ghostface Killah; Enter The Wu-Tang - Wu-Tang Clan

Nato in California ma cresciuto in Messico, Danny mostra fin da giovanissimo una spiccata predisposizione alla fotografia, immortalando amici e parenti e sviluppando lui stesso tutti gli scatti. Iniziati gli studi come ingegnere, capisce presto quale sia la sua strada e si tuffa a capofitto nel mondo del Rap.

L’immaginario Hip Hop che tutti conosciamo è dovuto in larga parte alle opere che Danny Hastings ha aiutato a costruire. Illmatic, Ironman ed Enter the Wu-Tang sono solo alcune delle copertine che, osservandole, sono in grado di raccontare le emozioni e la mentalità di un’intera generazione.

La commovente cover di Illmatic – afferma Rob Marriott, giornalista di Complex - corrisponde alle qualità, al tono e al mood introspettivo dell’album in un modo così perfetto da diventare istantaneamente un classico

Spesso i lavori illustrati da Danny raccontano in modo crudo e rabbioso la vita di strada, ma non quella tamarra e colorata che ci viene presentata oggi. La realtà da lui immortalata è quella della giungla di cemento, dove vince il più forte e tutto si basa su complessi rapporti di droga e violenza.

JONATHAN MANNION – Il ritrattista

“Ho sempre voluto creare qualcosa di durevole. Il mio obiettivo in fotografia quando immortalo gli artisti è ottenere un ritratto definitivo di quella persona in quel momento”.

Da sinistra: Flesh of My Flesh, Blood of My Blood - DMX; Reasonable Doubt - Jay-Z; Tha Carter II - Lil Wayne

Abbiamo visto come Danny Hastings abbia ridefinito le regole del gioco, mettendo al centro del lavoro non solo la musica ma anche la sua rappresentazione visiva. Quest’idea è stata presa e rielaborata da Jonathan Mannion che, con le sue fotografie, è riuscito a creare dei ritratti immortali.

La carriera di Jonathan inizia nel 1996, anno in cui si trasferisce da Cleveland a New York. La Grande Mela è da considerarsi come la culla del rap e, di conseguenza, nessun luogo sarebbe stato più propizio per dimostrare a tutti il suo talento. Il suo primo successo è la copertina di Reasonable Doubt di Jay-Z. Questo lavoro gli apre ufficialmente le porte dell’Olimpo, dandogli la possibilità di collaborare con Nas, Busta Rhymes, Eminem, Lil Wayne, DMX e molti altri ancora.

Il successo risiede nella sua squisita sensibilità artistica, in grado di cogliere la vera essenza dei rapper e trasformarla in icona. Prendiamo come esempio DMX. Se vi dicessi di pensare ad una sua foto, quasi certamente vi verrà in mente la cover di Flesh of My Flesh, Blood of My Blood. Questo è merito soltanto della potenza visiva dello scatto, in grado di associare per sempre un artista alla sua rappresentazione. Discorso analogo si può fare per Lil Wayne in Tha Carter II o per Eminem in The Marshall Mathers LP. Tutti questi artisti hanno creato grazie al signor Mannion un’immagine che resisterà al tempo e che verrà trasmessa alle generazioni future.

VIRGIL ABLOH – Lo stilista

“La musica necessita di un elemento visuale per essere tangibile. Quindi, naturalmente, deve esserci sinergia tra una direzione artistica di alto livello e album di alto livello”.

Da sinistra: My Beautiful Dark Twisted Fantasy - Kanye West; Luv is Rage 2 - Lil Uzi Vert; Watch The Throne - Jay-Z & Kanye West

Dj, grafico, stilista e artista a tutto tondo, Virgil Abloh è uno dei nomi più interessanti in questa lista. Conosciuto principalmente per il brand Off-White, è stato anche direttore creativo di importanti case di moda come Nike e Luis Vuitton. È proprio grazie a lui infatti che lo streetwear ha fatto il salto di qualità, trasformandosi da abbigliamento di strada, per l’appunto, a stile esclusivo e di tendenza.

Ma facciamo un passo indietro. Da dove nasce la fortuna artistica di Virgil Abloh?

Tutto ha inizio dalla collaborazione con Kanye West per l’album Graduation. Il futuro stilista è stato infatti incaricato di realizzare l’artwork del disco e tutto il merchandise ad esso collegato. L’enorme successo di quell’album gli ha dunque permesso di rafforzare il rapporto con Kanye, che lo ha scelto come direttore artistico per tutti i suoi futuri lavori. Dischi come My Beautiful Dark Twisted Fantasy e Yeezy sono stati in grado di dare autorevolezza a Virgil, chiamato dunque a collaborare con molti altri rappers quali Big Sean, Jay-Z, 2 Chainz e A$AP Rocky.

Secondo me – afferma Kanye in un’intervista del 2014 al New York Times – è il più grande designer che si sia mai visto […] Una delle persone più intelligenti, veloci e innovative con cui abbia mai collaborato”.

FRKO – Il fumettista

“Molta gente ha paura di discutere della presenza di arte nera nella nostra generazione. Il mio lavoro può non sembrare come le vecchie cose che vedevo in casa di mia nonna, ma voglio che siano un continuum di quelle”.

Da sinistra: Mr. Wonderful - Action Bronson; All My Children - Gucci Mane; Fat Ken - FRKO

FRKO, rispetto agli altri artisti presenti in questa lista, è forse quello meno conosciuto e più relegato al mondo dell’underground. Nelle sue opere abbiamo la fusione di fumetti, violenza, pornografia e humor nero, un mix esplosivo che gli ha garantito un posto nel cuore di molti rapper.

Cresciuto ad Atlanta, studia arte all’Università di Howard senza però avere le possibilità economiche per finire gli studi. Nel 2015 ha la grande occasione di collaborare con Action Bronson per la cover di Mr. Wonderful. Il successo del disco, oltre a rafforzare il rapporto con Bronson, lo mette in buona luce e Gucci Mane, dopo la scarcerazione, lo sceglie per la copertina del trionfante singolo All My Children.

FRKO ha ricevuto apprezzamenti da grandi personaggi della scena come Snoop Dogg e, pur non avendo ancora collaborato con artisti della West Coast, non esclude che questo possa accadere in un prossimo futuro. Basti pensare ad una cover come Doggystyle ed è subito lampante come il suo stile si sposi alla perfezione con il genere.

Sebbene uno dei suoi sogni nel cassetto sia una collaborazione con MF Doom, l’illustratore non esclude un fallimento in questo campo. Per questo motivo ha avviato in parallelo anche una carriera da rapper, pubblicando il suo primo disco Fat Ken, illustrato da lui stesso.

FARRIS – La nuova promessa

“La copertina di un album è la faccia della musica. Se qualcosa spacca, ci cliccherai sopra. Tutti giudichiamo i libri dalla copertina, giusto o sbagliato che sia”.

Da sinistra: Lil Uzi Vert vs. The World - Lil Uzi Vert; Savage Mode - 21 Savage; Eternal Atake - Lil Uzi Vert

Farris è il nuovo volto della grafica, il più fresco tra i disegnatori. Colori accesi, tinte spesso tendenti al viola, un lato quasi cartoonesco e paesaggi spaziali. Questi sono gli elementi onirici che fanno da scheletro alle sue opere.

Classe 1997 e studente di design, muove i primi passi da illustratore per semplice passione. Nel 2016, dopo aver inviato in DM a Lil Uzi Vert alcune delle sue fan art, viene ricontattato per la creazione dell’artwork di Lil Uzi Vert vs. The World. Il successo commerciale del mixtape, oltre a consacrare Uzi tra gli astri nascenti della scena trap, ha permesso a Farris di farsi notare. Sempre nello stesso anno creerà la cover di Savage Mode, l’album di 21 Savage in collaborazione con Metro Boomin.

Questi due lavori hanno messo in risalto il talento di Farris nel cogliere sia il lato più spensierato di un artista sia quello più intenso e passionale. Lo stile ispirato a Scott Piligrim vs The World lascia il posto ad un coltello che squarcia un drappo rosso, due copertine molto diverse ma, a modo loro, estremamente espressive. La capacità di adattarsi al rapper con il quale collabora gli ha inoltre permesso di prendere parte ad Eternal Atake, uno dei progetti più ambiziosi degli ultimi anni e uno dei dischi trap più acclamati dalla critica.

Nonostante la giovane età, Farris è quindi uno dei designer più attenzionati della scena. Un ragazzo figlio dell’era digitale, in grado di intercettare le tendenze del web e catalizzare l’attenzione dell’ascoltatore verso le proprie creazioni.

Un popolare proverbio recita “non si giudica mai un libro dalla copertina”.

Non sono un esperto di editoria, ma nel campo musicale so che questa massima non sempre si applica e che, al contrario, spesso la cover gioca un ruolo cruciale nel successo o nella disfatta di un album. Molti dei rapper che tanto amiamo forse oggi non sarebbero così popolari senza qualche designer di successo in grado di coglierne l’essenza. Gangsta, tamarro o alternativo, chiunque si sia creato una forte identità artistica lo ha fatto anche grazie a questi illustratori che, agendo spesso nell'ombra e senza i meritati riconoscimenti, ne hanno ideato e costruito l'immagine.

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Autore:
Stefano Gandelli
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