Interviste

Dani Faiv ha chiesto scusa? Noi gli dobbiamo dire ''grazie''

Chiedere scusa a chi ti odia spiazza gli haters.

Articolo di
Maddalena Ansaloni
on
13
-
06
-
2020

“Scusate se esistiamo, se proviamo a far emozionare, a trasmettere con la nostra musica” è uno dei messaggi che Dani Faiv vuole dare con il suo ultimo lavoro. È forse il gesto più inaspettato da parte di un artista: chiedere scusa, a chi odia a prescindere e vorrebbe la sua musica distrutta come lo spartito in fiamme nelle sue mani, sulla copertina del disco. Ma questo non ferma Daniele, che lancia un Ep e un disco a pochi giorni di distanza.

Gli chiedo il perché di questa scelta, “Guarda in realtà è stata un'idea di Slait che aveva da tanto tempo” risponde Dani. “Però gli mancava sempre il prodotto giusto con tante tracce, un po' di featuring che si potesse dividere in due in modo da creare Hype con la musica stessa. In secondo luogo è stato anche per alleggerire il progetto che, diciamo, non è da un ascolto e via”.  

“La prima cosa a saltare all'occhio è la copertina. Sono raffigurate 4 note in fila sempre più scarabocchiate. Cosa rappresenta questo particolare?” gli chiedo, “è  un po' la musica che si sta distruggendo” spiega Dani, “che sta cambiando secondo me in peggio. Il titolo è un chiedere scusa agli haters per qualcosa che non si è mai fatto di male. Nel mio caso “scusate se esistiamo, scusate se proviamo a trasmettere qualcosa, scusate se facciamo musica”. È una risposta che spiazza, è un po' il porgere l'altra guancia quando ti danno uno schiaffo. In contrasto c'è la copertina, con  il pentagramma che va a fuoco, quello che appunto vorrebbe l'hater, mandare a fuoco la mia musica”.  

Un'altra particolarità del disco è la presenza dello skit Filippo Giardina, uno stand up comedian romano, chiedo a Dani come è nata questa collaborazione. “È stata una roba unica che non si era mai vista mettere uno stand up comedian in un disco rap e ci tenevo tanto” risponde Dani. “Io lo seguivo già come artista, poi un giorno ho scoperto di averlo nei followers di instagram. Quindi l'ho subito contattato, l'ho invitato ad un mio concerto a Roma. Poi ci siamo visti e gli ho spiegato il progetto. Anche lui ha tante cose da dire, soprattutto ai giovani visto che è un po' più grande. Ho sentito qualche reazione e la gente è rimasta toccata sentendo lo skit”.

“Tu pensi che con la comicità si possa far riflettere?” chiedo e Dani chiarisce: “Sì, perché non è comicità, è stand up comedy, che è un'altra cosa. Nell'avanspettacolo la risata è il fine mentre nella stand up è il mezzo. Fa soprattutto riflettere. Secondo me non è più il periodo della risata tanto per ridere”.

“Lui parla di tematiche che anche tu affronti nei testi, in particolare mi ha colpito questa frase “disconnettersi dalla solitudine”, pensi che i social ci abbiano resi più soli?” domando. “Assolutamente. Non abbiamo molta più voglia di condividere, uscire” risponde Dani e continua: ”La mia critica l'ho fatta nel disco ed è stata bella tosta. È brutto vivere tutti i giorni in questo mondo finto dove tutti sono meglio di noi, sono più belli di noi, più bravi di noi, ci rende solo più tristi, soprattutto i più deboli. Siamo ancora in tempo per riprenderci, bisognerebbe togliere queste paranoie dalle teste dei ragazzi, dicendo loro: ”Raga siete fighi così, siate voi stessi, fatevi voler bene per quello che siete”.  

Gli chiedo: “Nel primo brano, “Estinzione”, dici che lo hai promesso a chi ti ama e chi ti odia ti ha dato la forza per farlo. Quali sono stati i momenti in cui l'odio degli altri ti ha aiutato e invece le volte in cui hai deciso proprio che non volevi ascoltare nessuno?”. “Non è che quell'odio mi ha aiutato” chiarisce Daniele, "mi ha aiutato nel senso che mi ha dato la forza per rispondere ancora più duro, per dimostrare ancora di più con la mia musica. Il momento più grande è stato con la grande esposizione iniziale, perché si giudicava più l'apparenza, i capelli, piuttosto che quello che facevo. Poi ho capito che amore e odio si alternano a prescindere, è una cosa che realizzi maturando”.

Già nel brano “Yoshi”, uscito con Machete mixtape l'estate scorsa, Dani aveva lavorato con Fabri Fibra. In questo disco sono insieme nella traccia “Aria”, gli ho chiesto di parlarci del loro rapporto. “Lui davvero è una delle persone più umili che penso esistano in questo rap game” afferma. “Una persona che alla fine di questi pezzi mi ha sempre detto grazie e io ho sempre pensato “ma grazie di cosa? Grazie a te della considerazione” ride. “Abbiamo fatto questo successo, ci siamo risentiti per il remix, lui è proprio quello che si dice un artista a 360, una persona che mi ha davvero insegnato tanto. “Aria” è un brano più profondo, più conscious e sono felice di averlo fatto con lui. Ha anche sentito il disco e in questi giorni mi ha scritto. Fibra è davvero una persona d'oro, oltre che un grandissimo artista”.

“Cambiando discorso: Nel brano “Kyte sul tempo” con Vegas Jones dici: “ potrei stare in silenzio i fan sono la mia voce” facendo un po' un salto indietro, che effetto ti ha fatto realizzare per la prima volta che le persone iniziavano ad ascoltarti e apprezzarti?” chiedo. “Una cosa cosa bellissima, senza precedenti” afferma Dani. “Capire che la tua musica può aiutare gli altri è unica come sensazione. Io sono partito con dei dischi molto conscious, ho sempre preferito descrivere me stesso dall'inizio alla fine. Nel mio primo disco, “The Waiter”, ho racchiuso anche i sacrifici che ho fatto per arrivare dove sono ora. Quindi sì, mi ha riempito d'orgoglio questa sensazione”.

Gli chiedo se ci sono volte in cui invece vorrebbe tornare ad essere un ragazzo “normale”.
“Sì, è una cosa che mi manca parecchio in realtà” confessa Dani. “Il lato dell'esposizione, ne parla appunto Fibra in “Aria”, mi ha un po' toccato. Ci sono colleghi a cui piace stare al centro dell'attenzione con i fan e io li invidio. Ho bisogno di essere me stesso e con gli occhi addosso non riesco. A meno che non sia sopra il palco, perché il palco è la mia vita, lo faccio da quando ero piccolo, da quando facevo Break, quello è un'altra cosa, mi trasformo proprio. Per il resto è una vita bellissima. Mi alzavo alle 6 del mattino, l'ho fatto per tantissimi anni e so cos'è il sacrificio, questa vita non è così pesante come quella di prima. Ho fatto il cameriere per 7 anni e mezzo, ho fatto l'animatore, ho lavorato nell'ortofrutta a La Spezia. Con i soldi che ho fatto sono venuto qui a Milano, ma per pagarmi gli studi e un affitto ho ricominciato subito a lavorare e così per altri tre anni. Nel frattempo scrivevo, mi impegnavo. Penso che se veramente vuoi una roba la fai, io ho fatto davvero tanti sacrifici e per anni ho continuato a dirmi: ”Dai, continua, spacca, che non devi darti per vinto o per arrivato”. Ho insistito fino alla fine ed è andata bene. Sono entrato in Machete che ancora lavoravo. Pulivo la sala con la scopa quando è arrivato il messaggio da Jack the smoker che mi diceva: “Ho sentito il disco è una roba folle, incredibile, ti voglio proporre cose, vieni in studio”.

“Cambiando discorso: l'Outro del disco è molto musicale, è raro sentire un coro in canzoni del tuo genere. Com'è nata l'idea dell'arrangiamento?” chiedo. “È sempre stato un mio sogno mettere il Gospel in un pezzo, proprio un sogno da sempre” ride Dani e continua: “Questo disco è arrivato dopo il Machete dove i featuring hanno tutti certificati oro. Quindi diciamo che Sony mi ha dato tanta fiducia in questo progetto, i budget erano diversi e appena ho avuto la possibilità ho pensato di esaudire questo desiderio. Ho preso 16 coristi ed è stata la cosa che mi ha riempito più di gioia in questo progetto. C'è quando l'ho sentito ero al settimo cielo”.  

“Restando su questo pezzo, forse è quello dove ti metti più a nudo. Ti spaventa il fatto di “lasciare il cuore per metà scoperto” attraverso le tue canzoni?” domando. “Nono lo faccio con fierezza, anche solo per poter dare l'esempio a chi è preso di mira, o è più debole” afferma Dani. Mi hanno scritto tanti ragazzi dicendomi “con questo disco mi hai fatto piangere, mi hai fatto riflettere, mi hai aiutato in un momento x”, quindi, secondo me,  come ti dicevo all'inizio, l'importante è essere se stessi, nella vita, nell'arte”.

Visto questa affermazione gli chiedo come vede l'abitudine trap di ostentare ricchezza e materialismo nelle canzoni. “Secondo me siamo finiti troppo a venerare l'America e talvolta a copiare” sostiene Dani. “Ma non sono io il primo a dirlo e ne l'ultimo. È un'attitudine figa che io seguo solo che, come diceva Caparezza, se in America vogliono uscire dal ghetto in Italia vogliono entrarci. Ci ha sempre un po' affascinato. Poi io non voglio nemmeno generalizzare. Secondo me la sostanza di quello che il rap italiano ha creato negli ultimi anni è una roba mai vista prima che ha stravolto il mercato, ha cambiato la mentalità delle persone, ha portato un suono più internazionale. Io nel disco ho preso l'unica cosa negativa perché secondo me in un momento così, nel 2020, non aiuta far credere ai ragazzini che è figo spacciare per andarsi a prendere una Gucci, flexarla e sentirsi grandi. Secondo me è importante dare il valore del sacrificio, del rispetto verso gli altri anche, c'è sempre meno tolleranza. Visto che noi abbiamo abbastanza potere di parola perché ci ascoltano in tanti, dare un buon esempio secondo me è la via giusta”.  

“Come esempio buono tu dici anche che hai il Flow” commento. Dani ride, “Un disco, per quanto mi riguarda, deve avere la parte dove ti diverti” spiega, “dove puoi anche fare le tue punch lines, e le canzoni dove trasmetti un messaggio. L'arte è sfogo, parte da una tua necessità. Personalmente ti dico che a me sono sempre piaciuti i dischi di Guè, perché ho trovato questo, sempre in quasi tutti. Secondo me di quel rap crudo il capo è Guè, per attitudine, nelle rime, nel modo. Lui e Jack the smoker mi hanno insegnato questo. Altri mi hanno trasmesso altre cose: Salmo, che è il miglior performer d'Italia, è stato di grande ispirazione per me per quanto riguarda i live, aprire i suoi concerti mi ha permesso di crescere”.  

Visto che ha descritto i punti di forza dei rapper che più lo hanno ispirato gli domando quale sia il suo. “Guarda io odio parlare di me” ammette, “Non sono uno che riesce a darsi pregi da solo. Però posso dirti quello che mi han detto le persone: la voce unica, quando si sente un pezzo si riconosce subito che sono io, questo timbro molto particolare che dicono faccia emozionare. Oppure anche il fattore live. Machete ha puntato su di me ancora di più dopo avermi visto in concerto. Mi ricordo le prime aperture a Salmo, con i capelli colorati, tutto un altro genere, la gente ti giuro che saltava, ho video pazzeschi infatti” ride. “Comunque una cosa è certa: punterò sempre a migliorarmi, sempre di più”.

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Autore:
Maddalena Ansaloni
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