Italia

Assalti frontali: senza lotta non sanno essere felici.

Come la lotta politica, nonostante tutti vadano nella direzione opposta, rimane al centro delle rime.

Articolo di
Nicolò Falchi
on
18
-
07
-
2018

In Italia, per tutti gli anni ’90, il legame tra rap e centri sociali era stato stretto e intenso. Le tematiche politiche erano infatti dominanti all’interno dei testi dei primi mcees italiani e l’esibizione nel contesto dei centri sociali rappresentava il rito iniziatico della maggior parte dei rapper nostrani. Erano tempi in cui le parole di Chuck D dei Public Enemy “il rap è la CNN dei poveri” erano prese parecchio sul serio, soprattutto in Italia.  

Tuttavia, con l’inizio del 2000, questo legame si affievoliva, da un lato per un progressivo indebolimento del movimento antagonista – devastato dalle contraddizioni e dalle conseguenze sorte dopo il G8 di Genova, dall’altro per l’emergere di tutta una serie di rapper provenienti da contesti del tutto estranei al mondo dei centri sociali.

Questo determinava un venir meno delle tematiche politiche all’interno dei testi rap, che lasciavano campo a valori, attitudini e contenuti differenti e – per molti tratti - completamente antitetici rispetto al passato. Tra le poche realtà che durano nel tempo e resistono alle intemperie dei nuovi trend, gli Assalti Frontali sono una di queste.

Ancora oggi la band romana (attualmente Militant A – Pol G – Bonnot) è portatrice di attitudini e tematiche in cui rimane viva la matrice posse che aveva contraddistinto gran parte del rap italiano delle origini. La musica rap, per loro, rappresenta ancora un mezzo per veicolare un messaggio politico e per tenere un occhio sempre vigile sull’attualità.

Ma resto ancora qui, tra l'esplosione e il fumo.        Se non la faccio io sta strada non la fa nessuno
“Spugne”, 2011

Prima di parlare di Assalti frontali bisogna però fare una puntualizzazione e fare un piccolo passo indietro. Quando si parla di Assalti Frontali bisogna innanzitutto far cenno a Onda Rosse Posse, collettivo romano attivo su vari fronti dal 1987 al 1991.  E quando si parla di Onda Rosse Posse non si può non menzionare “Batti il tuo tempo”, la prima traccia rap incisa in lingua italiana.

1990

Il muro di Berlino era appena caduto e il mondo stava per cambiare repentinamente. Mentre fervono i preparativi per la messa a punto degli impianti sportivi che di lì a poco avrebbero ospitato i mondiali di calcio di Italia ’90, nelle piazze e nelle università italiane si diffondeva una protesta nota come il “Movimento delle Pantere”. Gli atenei delle principali città italiane vengono occupati dagli studenti come reazione alla legge del ministro Ruberti, che apriva la strada delle privatizzazioni nell’università pubblica.

“L’Unità” Domenica 28 Gennaio 1990.

In questo contesto è un evento che segnava la svolta per il movimento posse italiano: durante una manifestazione a Piazza del Popolo a Roma, il collettivo Onda Rossa Posse decideva, del tutto autonomamente, di far sentire la propria voce. A tutti.

Quel giorno di fine gennaio in piazza del popolo, a Roma, c’era tantissima gente. Il “movimento delle pantere" aveva deciso infatti di estendere la protesta oltre il circuito delle università e gli studenti si erano riversati nelle piazze e nelle strade di diverse città italiane. Tra i bersagli di quel corteo figuravano Andreotti, Craxi e, ovviamente, i baroni universitari. Uno striscione capeggiava in seno al corteo e recitava “Pantera: mangiati Craxi”. Contemporaneamente, sul palco dell’evento, si alternavano comizi ed esibizioni di band folk e cover anni’60.

Sembrava procedere tutto nella norma quando qualcosa sconvolge la scaletta della giornata. Una banda di persone incappucciate irrompeva sul palco e dalle casse dell’impianto faceva partire un campione di Ennio Morricone che sfociava in un classico breakbeat: iniziava “Batti Il tuo Tempo”. Sulle parole di Militant A e Castro X il pubblico, completamente a digiuno di questo sound, sembrava gradire e aveva cominciato a muoversi. Gli Onda Rosse Posse si erano presi la scena e “Batti il tuo tempo” si era consacrata come colonna sonora di quella protesta. Come racconta uno dei protagonisti di quel giorno,

«la piazza si alzò in piedi, la gente non era più seduta in terra. Dal giorno dopo noi non eravamo più invisibili, ma eravamo finiti nei giornali. Per la prima volta si parlava di posse italiane nei giornali e di centri sociali».

Inizia una nuova era

Iniziava ufficialmente “l’era delle posse” e del rap italiano in italiano. Soprattutto nei centri occupati di Milano, Torino, Bologna e Napoli sorgevano tutta una serie di crew che coniugavano la musica rap – in lingua italiana - con la militanza politica: tra questi menzioniamo Isola Posse All Star a Bologna, che dall’esperienza del centro sociale “Isola nel Kantiere” gettavano il primo seme che darà poi vita ai Sangue Misto.

Intanto l’esperienza Onda rossa Posse terminava nel 1991 e cominciava quella degli Assalti Frontali. Ed è di loro che si parlerà e di un preciso lavoro: “Banditi”.

L’album “Banditi” usciva nel 1999, ed era il terzo album ufficiale, dopo “Terra di nessuno” (1992) e “Conflitto” (1996). Per questo lavoro c’era una importante novità: gli Assalti lasciavano infatti l’autoproduzione per affidarsi alla major BMG (Bertelsmann Music Group). La scelta poteva sembrare azzardata ma alla fine, come aveva affermato Militant A durante un’intervista dell’epoca, il circuito dei centri sociali l’aveva rispettata

(…) i segnali negativi sono stati minimi: tutti coloro che nel tempo hanno condiviso il nostro progetto hanno dato l’assenso all'utilizzo del nome, e anche all'interno del movimento dei centri sociali la risposta è stata quantomeno di rispetto.                                                                     

Erano anni in cui i centri sociali si consolidavano come nuovo soggetto politico e centro nevralgico di tutte una serie di esperienze musicali, capaci altresì di ritagliarsi una forte esposizione mediatica. Ne era dimostrazione l’esplosione del fenomeno 99 Posse, che avevano ottenuto un forte riscontro in termini di vendita l’anno precedente con l’album “Circuito”. E lo testimoniava il fatto che il premio oscar Gabriele Salvatores inseriva tutta una serie di band e artisti riconducibili al circuito posse – Papa Ricky, Sud Sound System e gli stessi 99 Posse – nella colonna sonora del suo film “Sud”.  

Le posse, a quei tempi, riscuotevano una notevole interesse della discografia italiana; un’attenzione che, negli anni a venire, sparirà completamente verso questo tipo di rap e che andava in parallelo con la crisi politica del movimento antagonista dopo il G8 di Genova. Ma torniamo agli Assalti e a “Banditi”.

Banditi: In alto la mia banda.

Il disco era interamente prodotto da Ice One, già parte del collettivo Onda Rosse Posse e produttore di un classico del genere come “Odio pieno” (1994) dei Colle der Fomento. Poesia di strada, racconti intimi ed esperienze personali del front man Militant A si snodavano sullo sfondo della Roma notturna dei ’90. Proprio il tema la notte e la figura del lupo – presente nella cover dell’album – rivestono la particolare importanza in tutti i lavori della band

«Rappresenta l’anima vitale e combattiva che alberga in noi: quella dell’animale solitario che però vive per mantenere la sua comunità e che si ambienta al meglio nel buio e nella notte: non a caso, gli sfondi più favorevoli alle prospettive di cambiamento. Un animale, per di più, da sempre emarginato e odiato, e pertanto anche lui bandito».  

Nonostante la produzione major e i toni rispetti ai lavori precedenti siano più pacati, erano continui i riferimenti nell’album allo scenario politico, soprattutto sul piano internazionale.   Siamo all’inizio di quello che verrà definito il movimento no global: un movimento eterogeneo e transnazionale che prendeva avvio da Seattle e che si opponeva ad un modello economico e politico che, una volta venuto meno la divisione del mondo in due blocchi post guerra fredda, procedeva a grandi falcate verso un neoliberismo senza confini.

                                                 

Uno dei manifesti politici dell’album era senza dubbio la traccia “A 30 miglia di mare”, che prendeva una dura posizione contro la guerra del Kosovo del 1999. Il titolo era un chiaro riferimento alla stretta vicinanza geografica dell’Italia ai territori dell’ex Jugoslavia, ma soprattutto allo stretto coinvolgimento del governo italiano nell’operazione militare, a seguito della decisione dell’allora premier Massimo D’Alema di concedere alla Nato lo spazio aereo italiano.

Radio Assalti sotto questo tuono cupo, un pensiero bandito. Ribella il tuo dovere e alla tua arte di obbedire, perché il bene a volte è solo il modo in cui si fa chiamare chi è più forte.                


Da sempre Assalti Frontali è una band schierata, che resta attiva in numerosi progetti sociali che vengono portati avanti parallelamente al percorso musicale. Al tempo stesso riesce comunque a poggiarsi su un suono fresco e moderno, grazie soprattutto all’entrata nella band del polistrumentista e produttore Bonnot. Assalti frontali, rimane dunque uno degli ultimi baluardi del rap posse e una delle voci politiche più autorevoli della musica italiana. Il loro è un cammino che dura da quasi trent’anni e che non sembra ancora volgere al termine perché, come dice lo stesso Militant A, voce e anima del gruppo, “Io senza lotta non so essere felice”.

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Autore:
Nicolò Falchi
Autore, Copywriter, con un Master in "Storia e Comunicazione", membro della SISS. Attualmente a Barcellona.
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